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Nati a Osimo, Una Mostra di Vita dal 28 Maggio al 10 Giugno 2016

GZ-#natiaOsimo

C’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui ci si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarla, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute. Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poterla fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere e magia. Incominciala adesso. J.W.V.Goethe

La mostra nasce da una idea della Dott.ssa Margherita Capotondo, Psicologa e socio di Calliope Bio-Psico-Sociale e la Dott.ssa Giorgia Marziani, Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica Socio Fondatore e Presidente di Calliope Bio-Psico-Sociale, insieme alla collaborazione e alta professionalità di Lavinia Mandolini, Fotografa, specializzata in Maternità e New Born, unico socio delle Marche dell’AIFB.

Inoltre ruolo attivo e prezioso contributo è stato dato dagli Allievi del Master in Design Manager del Centro Studi di DESIGN – POLIARTE di Ancona, al Circolo Fotografico Avis Mario Giacomelli di Osimo e il Comune di Osimo. La Mostra accompagnerà il visitatore verso un cammino di crescita, in cui differenti livelli si intersecano in un percorso evolutivo. La Mostra #NatiaOsimo si configura come un intreccio di punti di vista differenti, tutti uniti dal tema della gravidanza.”

La mostra si terrà dal 28 Maggio al 10 Giugno 2016 .

Questo momento di vita, di cambiamenti e di trasformazioni che porta con se un turbinio emotivo fatto di contrapposizioni e dubbi, viene visto da prospettive differenti.

Tuttavia il legame che unisce queste differente prospettive è la possibilità di vivere emozioni, qualsiasi esse siano: un’emozione che nasce, improvvisa, che accompagna, un ricordo, una fantasia un desiderio. Nascita di sensazioni, nascita di emozioni, nascita di ricordi, nascita di racconti, nascita di vita, nascita di nuove prospettive…

Crediamo fortemente che tutto questo assume un valore, se abbiamo uno spazio in cui poterle vivere, a cui poterle associare. Questo spazio non è solo fisico ma soprattutto dentro di noi. In gravidanza tutto inizia nella nostra mente, nella mente della coppia che poi si trasforma, si allarga fino a raggiungere un luogo, fisico come l’ospedale o la propria casa. Ma è lo spazio nella nostra mente, questo rimane il LUOGO dove poter vivere e rivivere tutto ciò.

Nei luoghi della mente, vite si intrecciano, prospettive si intersecano, fantasie nascono, sogni si uniscono, corpi cambiano, braccia che si incontrano, lacrime che prendono luce diversa.

Abbiamo elaborato una riflessione. Abbiamo raccolto i vostri Racconti. Abbiamo scelto le fotografie. Abbiamo creato un allestimento. Abbiamo lasciato aperto un percorso, perché in uno spazio e in un luogo infinite sono le ve da poter percorrere.

In questo breve cammino abbiamo cercato di rappresentare vari momenti della gravidanza.

Momenti che segnano una crisi, una trasformazione, un passaggio evolutivo, un passo in più verso il cammino della vita.

Vi aspettiamo, questi è #NatiaOsimo di Calliope-Bio-Psico-Sociale Dott.ssa Giorgia Marziani Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalitica Socio Fondatore e Presidente di Calliope Bio-Psico-Sociale Dott.ssa Margherita Capotondo Psicologa Socio di Calliope Bio-Psico-Sociale

INSERZIONE_FB Calliope Bio-Psico-Sociale www.calliopebps.org oppure Seguici su FB Lavinia Mandolini www.laviniamandolini.it oppure Seguimi su FB

Per Informazioni: calliope.bps@gmail.com info@laviniamandolini.it]]>

1 Ottobre 2013 Auguri Mamme! Nasce oggi il portale per le Mamme di Ancona

Auguri Auguri[/caption] Da un gruppo Facebook ad un portale per crescere insieme! Le mamme trovano sostegno, consigli ed esperienze reali in merito alle diverse problematiche che riguardano la vita di una mamma e di una famiglia nella provincia di Ancona!  Troverai articoli dedicati a cura di professionisti del settore, corsi, attività, laboratori, eventi ed occasioni di incontro per vivere insieme e al meglio questo Tempo delle nostre vite. Auguri alle mamme del Gruppo Facebook Il Tempo delle Mamme di Ancona e Dintorni, oggi festeggiamo la nascita di un altro progetto realizzato insieme! Lascia un commento se ti va ed entra nella community!]]>

Partorire al Salesi, il racconto di Mamma Romina

Salesi Una mamma racconta… “Il parto: beh fino all’ultimo ho cercato di non pensarci, poi al nono mese è stato inevitabile, ho iniziato ad immaginare come sarebbe stato, a leggere e ad avere paura, sì ad avere proprio paura! A 40 settimane suonate il monitoraggio segnava solamente linee piatte, quindi sono stata ricoverata per l’induzione. Una bella luna nuova illuminava il cielo di Ancona e in quel momento (casualità o influsso della luna) stavano partorendo tutte le donne del posto. Proprio a causa dell’intasamento del Salesi sono stata ricoverata in sala travaglio alle 10 del mattino e dal momento che le sale parto erano tutte occupate ho dovuto aspettare le 18 prima di essere presa in considerazione e nel frattempo da dietro le sottili tendine separa-lettini arrivavano urla e pianti da tre donne che avrebbero partorito prima di me.. esperienza terrificante che non auguro a nessuno. Unica nota positiva di tutta quell’attesa è stata che mi sono partite le contrazioni spontaneamente e mi sono risparmiata l’induzione. La dilatazione è avvenuta piuttosto rapidamente in qualche ora ero già a 6 cm, dolori sopportabili, anche grazie all’epidurale, che ho fatto senza pensarci due volte  (ho sempre creduto che se è possibile soffrire un po’ meno non c’è niente di male).  Diciamo che il travaglio l’ho saputo gestire bene, finalmente nel silenzio della sala travaglio in cui ero rimasta da sola con Adriano, mio marito, e l’ostetrica. L’assunzione del rimedio omeopatico, Apermus, credo abbia contribuito ad agevolare la dilatazione, chissà?!? Verso le 2 di notte mi hanno rotto le acque e da lì a poco mi hanno detto di iniziare con le spinte. Dopo circa un’ora di spinte in varie posizioni ci siamo trasferiti in sala parto. L’ultima ora per me è stata davvero molto dura, spingevo con tutta la mia forza ad ogni contrazione ma la mia Alice non voleva proprio scendere, io spingevo, spingevo ma nulla…allora l’ostetrica mi disse che mi avrebbe fatto aiutare dalla ginecologa, che non c’era tempo da perdere perché la piccola era ormai in sofferenza. L’arrivo della ginecologa non lo scorderò mai, una bionda statuaria, bella e dal volto d’angelo, mi disse di avvertirla quando avrei avuto la prossima contrazione e al mio cenno, si trasformò in un “torturatore”,  estrasse da vicino il mio fianco  una maniglia di acciaio a cui era legata una cinghia di cuoio e spinse con forza sulla mia pancia. Già la vista di quell’attrezzo infernale mi spaventò a morte e il dolore provato mi ha veramente traumatizzata (è stato l’unico momento in cui ho urlato come una pazza, come non l’avevo mai fatto in vita mia). Da lì il rifiuto di collaborare, ero sfinita non riuscivo più a spingere e il solo pensiero di un’altra manovra sulla pancia (che solo dopo seppi che si trattava della manovra di Kristeller) mi terrorizzava, ho iniziato a non dire più quando avevo le contrazioni, poi però non avendo altra possibilità mi sono decisa a collaborare. Un’altra cosa che avrei voluto evitare era l’episiotomia, avevo fatto esercizi per il perineo mesi e mesi, ma in quel momento avrebbero potuto tagliarmi tutta, non mi importava più nulla, volevo solo che la testa di Alice uscisse, così è stato, un bel taglio e la piccola è uscita, con un pianto forte e deciso. Era finita, finalmente, ma lo stordimento, l’emozione, gli ormoni tutto insieme mi hanno creato una sorta di amnesia post parto. L’ultimo ricordo nitido per un paio di giorni è il momento in cui mi hanno messo Alice sul petto che, nata da un minuto, si arrampicava alla ricerca del capezzolo e mi guardava con un occhietto aperto e un occhietto chiuso, questo non lo scorderò mai.” Mamma Romina]]>

Partorire ad Osimo, Mamma Francesca racconta

mammaTommi è nato il 30 Novembre all’ospedale di Osimo. Nei primi mesi di gravidanza mai avrei pensato di trovarmi lì quel giorno. Avevo scelto una ginecologa di Ancona che esercita la libera professione in uno studio in condivisione con una collega, entrambe dottoresse presso il Salesi. Già dalla prima visita,  oltre ai 130 euro di routine,  mi erano state prescritte una serie di analisi ed esami fuori dal protocollo “gestazione  fisiologica” e tutti naturalmente a pagamento. La medicalizzazione della gravidanza era assoluta, con conseguente ansia per ogni nuovo esame. Col senno di poi, non definirei questo approccio SCRUPOLOSO quanto STANDARDIZZATO  per evitare di assumersi qualsiasi responsabilità…visto che  non era assolutamente tarato sulla  mia personale storia e gravidanza,  ma uguale per tutte le “pazienti”. Gli esami eseguiti al Salesi erano frettolosi e poco professionali:  più di una volta capitava che ci fossero specializzandi alle prime armi non in grado di dare spiegazioni esaustive e convincenti.   Tra i vari accertamenti , un risultato della curva glicemica leggermente alterato nel terzo valore, ha messo in moto un meccanismo di ulteriore medicalizzazione. Nonostante io avessi preso un solo chilo in sette mesi, venni etichettata come “ soggetto a rischio diabete gestazionale”: dovevo controllare i valori della glicemia 4 volte al giorno con una specifica macchinetta, andare una volta a settimana in ospedale per fare un punto della situazione e seguire una dieta perché il bambino rischiava di crescere a dismisura, quando contemporaneamente nelle ecografie mi dicevano: ” risulta più piccolo rispetto all’epoca gestazionale”.  La confusione era assoluta.  La tensione e l’eliminazione dei carboidrati mi continuavano a far perdere peso. Di qui la svolta.   Grazie a un ottimo corso pre-parto tenuto al Consultorio di Loreto dall’ostetrica Grazia Pompilio, ho scoperto l’esistenza di un approccio molto più naturale e emozionale alla nascita. Sono venuta a sapere che la struttura di Osimo è “amica del bambino” e io aggiungerei della mamma…perchè mette entrambi nella condizione migliore di instaurare un rapporto forte,  privilegiando il contatto  pelle a pelle immediato e  prolungato, il rooming in e il sostegno assoluto e costante all’allattamento e qualsiasi problematica della neo mamma.   All’ottavo mese di gravidanza la mia scelta coraggiosa: cambiare ginecologo, smettere di seguire la dieta che il mio istinto e i valori della glicemia confermavano essere sbagliata, e avvicinarmi alla nuova struttura. Per scrupolo comunque decisi di effettuare la visita guidata prevista dal consultorio in entrambi gli ospedali, soprattutto perchè parenti ed amici mi continuavano a ripetere che il reparto di neonatologia del Salesi era il numero uno in Italia e che se il bambino aveva bisogno di cure…. ma perchè qualcosa doveva per forza andare storto? Mi ripetevo io…   Il confronto ha confermato le mie impressioni…   il Salesi, sia nel reparto Divisione che Clinica, risulta squallido. Le camere sono piccole, i mariti/compagni non possono rimanere a dormire, le sale travaglio sono prive di spazio per muoversi e divise da una tendina l’una con l’altra (così da sentire le urla della tua vicina di sventure in sottofondo)…e la pulizia non regna sovrana…sommato al fatto che vanta una percentuale di cesarei pari al 50% e che sembra più una fabbrica che sforna bambini con operai frettolosi, invece di assistenti alla maternità..il risultato del ballottaggio sembrava quasi scontato.   La visita all’ospedale di Osimo mi ha subito messo in uno stato d’animo rilassato e confidenziale. Il piano inferiore è squallido…ma salendo verso il reparto ostetricia ti ricevono mobili colorati dell’ikea e foto di bambini sorridenti. Il sorriso regna sovrano anche tra le ostetriche…dal primo monitoraggio all’ultimo tutte avevano tempo e voglia di fare una battuta o offrire una parola di incoraggiamento. Io, nonostante non avessi scelto un ginecologo interno alla struttura, sono stata accolta in maniera impeccabile. Il 26 novembre, due giorni prima dello scadere della quarantesima settimana, mi hanno detto che preferivano ricoverarmi e indurmi il parto perché il liquido amniotico era scarso e la placenta stava invecchiando. Continuo a non essere certa che fosse così necessaria questa forzatura, ma in quel momento, spinta anche dalla preoccupazione di mio marito, ho deciso di accettare il ricovero.   Il 27 alle sette e mezza mi sono presentata con la famigerata valigia…. milioni di volte mi ero immaginata la mia corsa notturna e disperata in auto per raggiungere l’ospedale in preda alle doglie, e invece pagavo con tutta calma l’odiato parchimetro (posti auto inesistenti e nessun privilegio per persone ricoverate). Nonostante avessi la mia cartella con gli esami completi  del Salesi, mi vengono rifatte tutte le analisi compresi test HIV/ Rosolia ed  elettrocardiogramma. Una  equipe di ginecologi mi spiega come intende muoversi: “ Il primo giorno gel…e vediamo cosa succede…vorrei che fosse il più possibile naturale, l’ossitocina è la nostra ultima carta”. Nel frattempo mi viene assegnata la camera, la mia compagna di stanza sarà dimessa la mattina seguente. Io vengo monitorata e coccolata dalle ostetriche. Per mia scelta non faccio sapere a nessun parente ed amico del mio ricovero: ho bisogno di tranquillità e di vivermi questa emozione totalmente con mio marito. Comunque vada,  l’ospedale non vieta visite a nessun orario, tranne che nei momenti di pulizia delle camere. Il gel non funziona, mio marito decide di cenare (non si mangia male) e  dormire con me e la struttura non fa problemi:  si deve accontentare di una sedia perché le stanze sono tutte occupate (al limite è possibile procurarsi una sdraietta, e portarsela)   Il 28 vengo rivisitata…mi sono dilatata di un centimetro e mezzo. I ginecologi  dicono “bene…” e prima di colazione subisco un “piacevole” buongiorno: scollamento delle membrane e altro gel a base di prostaglandine. Niente ancora si muove. La mia compagna di stanza viene dimessa e l’ospedale lascia il posto vuoto. Praticamente io e mio marito abbiamo una stanza tutta per noi. Il 29 Novembre, nuova visita, la dilatazione è di due centimetri. Altro scollamento delle membrane e metodo di tortura leggermente più potente…bendarelle a rilascio lento di prostaglandine da tenere 12 ore. Intanto, le continue sollecitazioni mi creano un forte disagio. Le visite interne diventano dolorosissime. La posizione molto bassa della testa del bambino unita a una probabile allergia alle prostaglandine mi provoca un grande edema vaginale (la zona è gonfia e irritata da una infezione in corso). Intorno alle 13 iniziano le prime doglie. Non riesco a stare in piedi e camminare per il flusso del sangue che mi si concentra nella zona vaginale causando ulteriore gonfiore. Vengo monitorata. Nonostante fossi piegata dai dolori e urinassi ogni 5 minuti al massimo, continuavo a mangiare …probabilmente il mio istinto mi diceva di  procurarmi energie. Alle 20, le doglie si regolarizzano ogni 5 /7 minuti….ma la dilatazione è ancora di 2 centimetri. Un’osterica viene e mi dice che io posso muovermi e andare dove voglio…di sentirmi libera…e di chiamarla quando ne ho necessità.  Vado avanti così fino alle due (sono adue cm e mezzo) quando inizio a invocare l’epidurale. Segue una telefonata alla ginecologa (i ginecologi di notte sono reperibili ma non dormono nella struttura. A seguirti sono esclusivamente un’ostetrica e infermiera). Mi rispondono che la dilatazione è troppo scarsa e che la struttura può chiamare l’anestesista solo a 4 cm (in realtà  di notte non viene  eseguita la partoanalgesia perché l’anestesista non è presente nella struttura e non viene svegliato a meno che non ci si sia messi d’accordo in precedenza e natauralemnte non a costo zero). Mi dicono che per rilassarmi posso andare in vasca. Vengo trasportata nella camera con la cromoterapia, le stelle, la musica. Continuo a sentire Ludovico Einaudi. La vasca è a 37 gradi, mi rilasso…mio marito col doccino continua a versarmi acqua calda addosso, riesco a riposare tra una doglia e l’altra. Le contrazioni restano ogni 5 minuti. Resto in vasca due ore e mezzo, sempre monitorata. Alle 6 avviene il cambio dell’osterica. Io sono senza forze ma la voce di Paola è piena di energia: mi dice di visualizzare un cerchio e una palla, mi fa mettere in posizioni strane….inizio a dilatarmi. Le spinte non durano tantissimo, alle 8 e tre quarti nasce Tommi. E mentre mi mettono i punti per l’episiotomia, ecco il momento in cui mi fa dire che partorire ad osimo è stata la scelta più giusta che potessi fare. Il mio cucciolo, che solo allora scopro essere un maschietto, mi viene messo immediatamente sopra: è pieno di sangue e indossa solo la cuffiettina che mi avevano detto di portare. Il papà taglia il cordone. Il piccolo mi viene lasciato nel contatto pelle a pelle tutto il tempo che voglio io. Nessuna fretta, nessuna pressione. Lui, piano piano segue l’istinto e si attacca al seno. Esco dalla sala parto con le mie gambe, vado in camera, l’osterica col bimbo avvolto in un lenzuolino è dietro di me. Sono nella mia camera dove posso continuare a stringere il mio bimbo nell’intimità solo nostra.  “Quando vuoi che lo prendiamo per vestirlo chiamaci…” E così, le osteriche chiudono la porta e ci lasciano soli: io, mio marito e il bambino. Più tardi il piccolo sarà vestito, visitato dal pediatra  e io avrò tutto l’aiuto necessario per capire come attaccarlo, come ambiarlo e come lavarlo. Dopo la notte più lunga e “travagliata…” della mia vita, resto in ospedale altri 2 giorni, coccolata e controllata da tutti. Il dolore dicono  che si dimentichi,  sicuramente le emozioni  provate  in quella stanza numero 5 dell’ospedale di osimo, NO, MAI. Mamma Francesca]]>