valigia del parto

Cosa mettere nelle valigia del parto

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Ogni mamma quando si avvicina la data del parto prepara una valigia, noi ti invitiamo a preparare… la tua valigia musicale!

Cosa mettere in valigia

Le canzoni che ti piacciono! Quando ascolti musica piacevole per te, gli ormoni del benessere (endorfine, dopamina) passano anche al bambino attraverso la placenta, ricreando in lui lo stesso stato psicofisiologico e favorendo la sua crescita e lo sviluppo del suo sistema immunitario!

Diversi studi mostrano che la musicoterapia in gravidanza aiuta a favorire il rilassamento, diminuire i livelli d’ansia, e anche la pressione sanguigna. Ascoltare musica durante il parto ha degli effetti analgesici, riducendo la percezione del dolore.

Canta

Esercitare la tua voce è un mezzo fondamentale non solo per rilassarti, ma anche per ampliare l’autoconoscenza e autopercezione del tuo corpo. E questo ha degli effetti positivi sia durante la gravidanza che al momento del parto.

Ma, soprattutto, la tua voce è il mezzo fondamentale di comunicazione con il tuo bambino, che a partire dalla 24ª settimana di età gestazionale è in grado rispondere agli stimoli uditivi. E anche prima di questo periodo lui sente la tua voce nel suo corpo, attraverso le vibrazioni che si propagano nell’apparato scheletrico, colonna vertebrale, bacino e liquido amniotico. È grazie alla tua voce che lui impara a riconoscerti, a sapere se sei allegra, arrabbiata o stanca, a capire quando è giorno e notte.

Quando canti al tuo bambino, gli offri una vera e propria esperienza di massaggio vibrazionale: la tua voce lo avvolgerà e gli massaggerà tutto il corpo. La tua voce sarà la stella polare che accompagnerà il tuo bimbo nel suo viaggio dal mondo intrauterino alle tue braccia. Quando nascerà sarà in grado di riconoscere la tua voce, preferirla a quella di una persona sconosciuta, e di riconoscere le storie o le canzoni che ha ascoltato in utero nell’ultimo trimestre di gravidanza!

Uno studio recente realizzato in Germania con 172 gestanti ha mostrato che tanto l’ascolto musicale quanto il canto in gravidanza sono efficaci nel migliorare lo stato emotivo della gestante, ridurre lo stress (cortisolo) e aumentare l’attaccamento con il bambino (ossitocina). Tuttavia, il canto ha avuto effetti maggiori nella riduzione dello stress e nel migliorare lo stato emotivo della donna.

Il canto dell’attesa…Aspettando Te

Ogni gravidanza è un viaggio unico e irripetibile per ogni donna, con le sue maree, i venti, giorni caldi e soleggiati e giorni impetuosi di tempesta….

E quanto è importante prepararsi bene per questo viaggio!

Dedicagli il tuo canto dell’attesa

E se il viaggio della gravidanza è così irripetibile, perché non accompagnarlo con un canto speciale, scritto da te e dedicato a lui, per dargli anche un benvenuto unico al momento del suo arrivo?

Ti invitiamo allora ad Aspettando Te, un percorso personale e di coppia per avvicinarti alla genitorialità e vivere la nascita del tuo bambino con serenità e naturalezza. Si tratta di un ciclo di 10 incontri pre-parto + 3 post-parto con un team multidisciplinare, formato da ostetrica, psicoterapeuta, musicoterapeute ed educatrice perinatale, che:

  • ti permetterà di conoscere e affrontare i cambiamenti legati alla sfera emotiva e psicologica;
  • di mobilizzare risorse di cui già disponi per far nascere e crescere il tuo bambino;
  • ti guiderà attraverso esperienze di respirazione, autopercezione, condivisione, vocalizzazione e canto;
  • ti aiuterà a creare un repertorio di brani da inserire nella tua valigia musicale e a comporre un canto di attesa dedicato al tuo bambino.

Non è un corso di canto e non è richiesta nessuna esperienza musicale!

Gli incontri sono rivolti a coppie in attesa a partire dal secondo trimestre di gravidanza e si svolgeranno online a cadenza settimanale.

Primo incontro: martedí 28/05 alle 17.00

Per informazioni e  iscrizioni: ost. Annarita Coppola 340 2963346

Ambra Palazzi: Musicoterapista, Cantante e PhD in Psicologia. Lavoro come musicoterapista, docente e ricercatrice, sia in Italia che in Brasile, nell’area materno-infantile e con bambini con disturbi del neurosviluppo. Ho cominciato a cantare a tre anni, accompagnata alla chitarra da mio padre, e da allora non mi sono più fermata. Ho cantato in gruppi corali e vocali per la maggior parte della mia vita e sono quindi cresciuta con la certezza che la musica sia un mezzo di condivisione e di benessere. Il mondo materno-infantile, con la sua sacralità, mi ha sempre attratto ed è in questo mondo, tra genitori, neonati e bambini, che riesco a dare il meglio di me, integrando la mia parte più ludica, creativa e musicale alla “me” più razionale e scientifica.

Anna Buonomo: Musicoterapista, Cantante, Insegnante di massaggio infantile AIMI, Educatrice Perinatale, Mamma di un bimbo di 2 anni. Lavoro in Italia e in Olanda nell’area materno-infantile. Ho iniziato a cantare all’etá di 4 anni e da adolescente, nonostante la mia timidezza, amavo esibirmi sul palco cantando in alcune band pop/soul: era l’unico momento in cui mi sentivo a mio agio e in cui sentivo di riuscire ad esprimere me stessa realmente.  La musica ha fatto tanto per me e mi son chiesta piú volte cosa la musica avrebbe potuto fare anche per gli altri e in che modo, finché ho scoperto la  musicoterapia. Da subito mi sono appassionata al mondo della gravidanza e della prematurità, e alla possibilitá di guidare le mamme in un viaggio di scoperta interiore della propria voce, cosí importante poi per lo sviluppo e la crescita del loro bambino.

Anna e Ambra si sono conosciute durante il corso quadriennale di Musicoterapia ad Assisi nel 2008, in seguito hanno lavorato in Brasile e in Olanda approfondendo le loro specializzazioni, e adesso in Italia propongono percorsi di Accompagnamento alla nascita e Musicoterapia in Gravidanza, Massaggio infantile, Musica neonatale, Musicoterapia in Terapia intensiva Neonatale e il “Con-tatto Canto”, percorso che unisce i benefici del massaggio a quelli della musica neonatale.

Quando inizia il corso online ASPETTANDO TE

Da venerdì 28 maggio ore 17.00-19.00 su GoogleMeet

10 incontri pre-parto + 3 post-parto (2 consulenze ostetrica/psicologa e 1 sessione di musica con introduzione al massaggio infantile)

Coppie dal 2° trimestre

accompagnamento nascita

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Grazie ad Alice e Mammeancona.it ho conosciuto un sacco di persone e seguite altrettante in una delle cose più importanti della loro vita “la Casa”.
Ho aumentato i miei fatturati di un 30% facendomi conoscere ogni giorno di più e guadagnando fiducia che mai mi sarei aspettata. Non finirò mai di ringraziare Alice e il suo portale perché ogni giorno venire a contatto con nuove mamme per me é una conquista inestimabile..oltre che lavorativa, in primis “umana ” .

[/fusion_testimonial][fusion_testimonial name=”Irene S. Odontoiatra Infantile” avatar=”male” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Studio odontoiatrico Conti” link=”” target=”_self”]
Davvero complimenti ad Alice per la sua passione, la sua dedizione e le sue iniziative! Questo portale è utile per tutte le mamme e per i professionisti! Ho avuto il piacere di collaborare più volte con Alice grazie alla partnership con lo studio odontoiatrico Conti…insieme abbiamo fatto progetti utili ed interessanti per molte mamme con l’obiettivo di informare! Brava Alice!

[/fusion_testimonial][fusion_testimonial name=”Cinzia Menghini” avatar=”male” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Cinzia & Roby Passione in cucina” link=”” target=”_self”]

Grazie ad Alice il nostro negozio ha molta più visibilità, ci sta vicino costantemente e con i suoi consigli stiamo registrando i primi successi… Sono super soddisfatta … Grazie di❤

[/fusion_testimonial][fusion_testimonial name=”Monica Criscuoli” avatar=”male” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Happy Planet srl” link=”” target=”_self”]

Gestito in maniera professionale e con passione. Strumento utilissimo per avviare o promuovere un’attività!! ottimo davvero

[/fusion_testimonial][fusion_testimonial name=”Patrizia Cesini Fioraia” avatar=”male” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Fucsia Negozio” link=”” target=”_self”]

Grazie ad Alice ho avuto la possibilità di far conoscere il mio negozio a tante persone. Lavorare con lei e il suo team è stato divertente e produttivo! È disponibile, professionale e positiva, doti fondamentali per chi è a contatto con il cliente.

[/fusion_testimonial][fusion_testimonial name=”Martina Giombini Architetto” avatar=”male” image=”” image_id=”” image_border_radius=”” company=”Home Design” link=”” target=”_self”]

Seguo la pagina di Alice da circa tre anni, dalla mia prima gravidanza. Ho trovato tante risposte e anche tanto conforto in un periodo tanto bello quanto delicato come quello in cui si diventa per la prima volta mamma. Penso che quello che Alice ha creato sia fantastico!
Ho avuto poi modo di conoscerla meglio nella presidenza del gruppo giovani di Cna e di avvalermi della sua preziosa collaborazione. E’ una mente super creativa e una persona di gran cuore, caratteristiche non facili da trovare in una professionista! Grazie di cuore Alice!

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epidurale e travaglio

Epidurale e partoanalgesia – informiamoci

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LA PARTOANALGESIA

Per parlare in modo esaustivo della partoanalgesia, innanzitutto è doveroso spendere qualche riga per parlare, seppur in estrema sintesi, di ciò che avviene durante un travaglio fisiologico.
Quando il bambino è pronto per venire al mondo, cioè quando percepisce che l’ambiente fino a quel momento adeguato al suo accrescimento, non lo è più, darà l’avvio ad un’intensa cascata ormonale che, insieme alle doglie, condurrà la donna verso l’immersione in sé, l’abbandono, l’apertura ed in seguito verso l’accoglienza della nuova vita.
Ossitocina, endorfine e adrenalina sono alcuni degli ormoni più rilevanti nel travaglio. Questi agiscono tramite un meccanismo circolare che si autoalimenta: l’aumentare o il diminuire di uno stimola la produzione o l’inibizione di un altro, e così via.
In questo circolo rientra anche la sensazione dolorosa: anche il dolore assume una sua ciclicità, un suo ritmo e andrà ad alimentare questa macchina perfetta che, però, per funzionare ha bisogno della presenza di molti altri fattori per poter verificarsi: un ambiente protetto, intimo e caldo, con luci soffuse, la possibilità di cambiare posizione in base alle esigenze del corpo di mamma e bimbo per adattarsi al passaggio nel canale del parto, il sostegno, l’assenza di rumori forti.
Tutte queste caratteristiche rendono il dolore del travaglio/parto difficilmente comparabile ad altre esperienze dolorose. Durante il travaglio esso cambierà in frequenza, durata ed intensità; la sua percezione e la risposta individuale ad esso sarà altamente diversificata e soggettiva: alcune donne riescono a gestirlo autonomamente, mentre altre hanno bisogno di ulteriori risorse reperibili dall’ambiente circostante.
Per questo, fin dall’antichità, si sono cercati rimedi per ovviare a tale dolore e la medicina moderna, con l’avvento della tecnologia, durante gli anni ha messo a disposizione varie metodiche analgesiche.
travaglio-epiduraleOggi la più diffusa e conosciuta è l’analgesia epidurale (o peridurale). Vediamola nello specifico.
L’epidurale prevede l’iniezione di un anestetico locale, generalmente in combinazione con analgesici oppioidi, nello spazio che si trova tra il canale vertebrale e la dura madre (una membrana fibrosa che riveste il canale spinale), tramite il posizionamento di un cateterino flessibile.
Questa tecnica viene effettuata sterilmente da un anestesista, mentre la donna manterrà una posizione supina sul fianco sinistro o seduta, con la testa flessa verso il torace, in modo da rendere più identificabile e accessibile la zona interessata (L2-L3 o L3-L4).
Prima di introdurre l’ago, l’anestesista disinfetterà la superficie cutanea ed effettuerà un’iniezione di anestetico locale, per ridurre il bruciore/fastidio.
Dopo aver introdotto l’ago, che servirà da guida, l’anestesista farà scorrere al suo interno il cateterino.
Una volta sfilato l’ago, la parte del cateterino rimasta fuori verrà fissata alla schiena della donna con un cerotto e verrà collegata ad una piccola valvola che servirà alla somministrazione dei farmaci analgesici.
Dopo la somministrazione verrà effettuato un monitoraggio cardiotografico continuo (rileva il battito del bimbo e l’intensità della contrazione) per i trenta minuti successivi e verrà controllata la pressione arteriosa; entrambi i parametri verranno comunque rilevati con regolarità durante tutta la durata dell’analgesia (ogni ospedale ha il suo protocollo assistenziale).
La somministrazione dell’analgesia dovrebbe avvenire a travaglio ben avviato, cioè quando le contrazioni sono regolari e dolorose, il collo dell’utero è assottigliato e dilatato almeno 2-3 cm e la testa del bambino ha iniziato ad incanalarsi.
Come ogni intervento medico, l’analgesia epidurale non è esente da rischi:
Per la mamma
– Ipotensione
– Febbre
– Puntura accidentale della dura madre (si presenta generalmente con cefalea che viene alleviata con posizione supina per 24-48 ore e somministrazione di FANS)
– Lombalgia
– Malposizionamento del catetere (presenza di zona non anestetizzata;  blocco unilaterale, in cui metà del corpo non è anestetizzata; inserzione intravascolare accidentale)
– Lesioni neurologiche maggiori (0,0006%-0,0007%)
Si è visto che i travagli con l’ausilio dell’analgesia epidurale sono associati ad un prolungamento significativo del secondo stadio del parto e a maggiori probabilità di ricorrere ad un parto operativo (con forcipe o ventosa).
Per il bambino
Ad oggi non sono disponibili validi studi che indaghino sulle possibili interferenze dell’epidurale sull’attività neuro-comportamentale del neonato, sia a pochi giorni dal parto, sia a distanza di un tempo più lungo. Si sono riscontrati, però, degli effetti sul bambino conseguenti a quelli prodotti sulla madre:
–          Effetti sull’equilibrio ormonale, specialmente durante il periodo dell’avvio dell’allattamento;
–          Effetti sul battito cardiaco fetale (la posizione supina in travaglio può contribuire in modo significativo), sulla pressione sanguigna e sulla temperatura.
Esistono, d’altro canto, moltissime altre metodiche di contenimento del dolore non farmacologiche, ma che approfondiremo più avanti: posizioni libere della donna, l’acqua, l’aromaterapia, lo shiatsu, lo yoga, l’agopuntura, la moxa, l’ipnosi, T.E.N.S., le visualizzazioni e la musica, il canto e l’uso della voce, i fiori di Bach.
In conclusione, l’esperienza del dolore gioca un ruolo fondamentale nell’evento nascita attivando e guidando la donna sia fisicamente sia mentalmente, ma solo se avviene in un contesto dove la donna si sente protetta, sostenuta e libera di esprimersi. La partoanalgesia è, a tutti gli effetti, un atto medico, perciò il suo utilizzo deve basarsi su una vera scelta informata, sui bisogni e sulle risorse di ogni donna.
Dott.ssa Serena Polenti ostetrica libera professionista
Bibliografia
Salute e nascita, Verena Schmid, Ed. Urra, 2003
Travaglio e parto senza paura, Emanuela Rocca, Ed. Il leone verde, 2013
Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, NICE, 2014
Requisiti E Raccomandazioni Per L’assistenza Perinatale,Società italiana di medicina perinatale,SEE Firenze, 1999
Modalità di gestione del dolore da parto – metodi farmacologici, Quesiti Clinico-Assistenziali – anno 3, n.3, Editore Zadig giugno 2012

[/fusion_text][/fusion_builder_column][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

LA PARTOANALGESIA

Per parlare in modo esaustivo della partoanalgesia, innanzitutto è doveroso spendere qualche riga per parlare, seppur in estrema sintesi, di ciò che avviene durante un travaglio fisiologico.
Quando il bambino è pronto per venire al mondo, cioè quando percepisce che l’ambiente fino a quel momento adeguato al suo accrescimento, non lo è più, darà l’avvio ad un’intensa cascata ormonale che, insieme alle doglie, condurrà la donna verso l’immersione in sé, l’abbandono, l’apertura ed in seguito verso l’accoglienza della nuova vita.
Ossitocina, endorfine e adrenalina sono alcuni degli ormoni più rilevanti nel travaglio. Questi agiscono tramite un meccanismo circolare che si autoalimenta: l’aumentare o il diminuire di uno stimola la produzione o l’inibizione di un altro, e così via.
In questo circolo rientra anche la sensazione dolorosa: anche il dolore assume una sua ciclicità, un suo ritmo e andrà ad alimentare questa macchina perfetta che, però, per funzionare ha bisogno della presenza di molti altri fattori per poter verificarsi: un ambiente protetto, intimo e caldo, con luci soffuse, la possibilità di cambiare posizione in base alle esigenze del corpo di mamma e bimbo per adattarsi al passaggio nel canale del parto, il sostegno, l’assenza di rumori forti.
Tutte queste caratteristiche rendono il dolore del travaglio/parto difficilmente comparabile ad altre esperienze dolorose. Durante il travaglio esso cambierà in frequenza, durata ed intensità; la sua percezione e la risposta individuale ad esso sarà altamente diversificata e soggettiva: alcune donne riescono a gestirlo autonomamente, mentre altre hanno bisogno di ulteriori risorse reperibili dall’ambiente circostante.
Per questo, fin dall’antichità, si sono cercati rimedi per ovviare a tale dolore e la medicina moderna, con l’avvento della tecnologia, durante gli anni ha messo a disposizione varie metodiche analgesiche.
travaglio-epiduraleOggi la più diffusa e conosciuta è l’analgesia epidurale (o peridurale). Vediamola nello specifico.
L’epidurale prevede l’iniezione di un anestetico locale, generalmente in combinazione con analgesici oppioidi, nello spazio che si trova tra il canale vertebrale e la dura madre (una membrana fibrosa che riveste il canale spinale), tramite il posizionamento di un cateterino flessibile.
Questa tecnica viene effettuata sterilmente da un anestesista, mentre la donna manterrà una posizione supina sul fianco sinistro o seduta, con la testa flessa verso il torace, in modo da rendere più identificabile e accessibile la zona interessata (L2-L3 o L3-L4).
Prima di introdurre l’ago, l’anestesista disinfetterà la superficie cutanea ed effettuerà un’iniezione di anestetico locale, per ridurre il bruciore/fastidio.
Dopo aver introdotto l’ago, che servirà da guida, l’anestesista farà scorrere al suo interno il cateterino.
Una volta sfilato l’ago, la parte del cateterino rimasta fuori verrà fissata alla schiena della donna con un cerotto e verrà collegata ad una piccola valvola che servirà alla somministrazione dei farmaci analgesici.
Dopo la somministrazione verrà effettuato un monitoraggio cardiotografico continuo (rileva il battito del bimbo e l’intensità della contrazione) per i trenta minuti successivi e verrà controllata la pressione arteriosa; entrambi i parametri verranno comunque rilevati con regolarità durante tutta la durata dell’analgesia (ogni ospedale ha il suo protocollo assistenziale).
La somministrazione dell’analgesia dovrebbe avvenire a travaglio ben avviato, cioè quando le contrazioni sono regolari e dolorose, il collo dell’utero è assottigliato e dilatato almeno 2-3 cm e la testa del bambino ha iniziato ad incanalarsi.
Come ogni intervento medico, l’analgesia epidurale non è esente da rischi:
Per la mamma
– Ipotensione
– Febbre
– Puntura accidentale della dura madre (si presenta generalmente con cefalea che viene alleviata con posizione supina per 24-48 ore e somministrazione di FANS)
– Lombalgia
– Malposizionamento del catetere (presenza di zona non anestetizzata;  blocco unilaterale, in cui metà del corpo non è anestetizzata; inserzione intravascolare accidentale)
– Lesioni neurologiche maggiori (0,0006%-0,0007%)
Si è visto che i travagli con l’ausilio dell’analgesia epidurale sono associati ad un prolungamento significativo del secondo stadio del parto e a maggiori probabilità di ricorrere ad un parto operativo (con forcipe o ventosa).
Per il bambino
Ad oggi non sono disponibili validi studi che indaghino sulle possibili interferenze dell’epidurale sull’attività neuro-comportamentale del neonato, sia a pochi giorni dal parto, sia a distanza di un tempo più lungo. Si sono riscontrati, però, degli effetti sul bambino conseguenti a quelli prodotti sulla madre:
–          Effetti sull’equilibrio ormonale, specialmente durante il periodo dell’avvio dell’allattamento;
–          Effetti sul battito cardiaco fetale (la posizione supina in travaglio può contribuire in modo significativo), sulla pressione sanguigna e sulla temperatura.
Esistono, d’altro canto, moltissime altre metodiche di contenimento del dolore non farmacologiche, ma che approfondiremo più avanti: posizioni libere della donna, l’acqua, l’aromaterapia, lo shiatsu, lo yoga, l’agopuntura, la moxa, l’ipnosi, T.E.N.S., le visualizzazioni e la musica, il canto e l’uso della voce, i fiori di Bach.
In conclusione, l’esperienza del dolore gioca un ruolo fondamentale nell’evento nascita attivando e guidando la donna sia fisicamente sia mentalmente, ma solo se avviene in un contesto dove la donna si sente protetta, sostenuta e libera di esprimersi. La partoanalgesia è, a tutti gli effetti, un atto medico, perciò il suo utilizzo deve basarsi su una vera scelta informata, sui bisogni e sulle risorse di ogni donna.
Dott.ssa Serena Polenti ostetrica libera professionista
Bibliografia
Salute e nascita, Verena Schmid, Ed. Urra, 2003
Travaglio e parto senza paura, Emanuela Rocca, Ed. Il leone verde, 2013
Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, NICE, 2014
Requisiti E Raccomandazioni Per L’assistenza Perinatale,Società italiana di medicina perinatale,SEE Firenze, 1999
Modalità di gestione del dolore da parto – metodi farmacologici, Quesiti Clinico-Assistenziali – anno 3, n.3, Editore Zadig giugno 2012

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LA PARTOANALGESIA

Per parlare in modo esaustivo della partoanalgesia, innanzitutto è doveroso spendere qualche riga per parlare, seppur in estrema sintesi, di ciò che avviene durante un travaglio fisiologico.
Quando il bambino è pronto per venire al mondo, cioè quando percepisce che l’ambiente fino a quel momento adeguato al suo accrescimento, non lo è più, darà l’avvio ad un’intensa cascata ormonale che, insieme alle doglie, condurrà la donna verso l’immersione in sé, l’abbandono, l’apertura ed in seguito verso l’accoglienza della nuova vita.
Ossitocina, endorfine e adrenalina sono alcuni degli ormoni più rilevanti nel travaglio. Questi agiscono tramite un meccanismo circolare che si autoalimenta: l’aumentare o il diminuire di uno stimola la produzione o l’inibizione di un altro, e così via.
In questo circolo rientra anche la sensazione dolorosa: anche il dolore assume una sua ciclicità, un suo ritmo e andrà ad alimentare questa macchina perfetta che, però, per funzionare ha bisogno della presenza di molti altri fattori per poter verificarsi: un ambiente protetto, intimo e caldo, con luci soffuse, la possibilità di cambiare posizione in base alle esigenze del corpo di mamma e bimbo per adattarsi al passaggio nel canale del parto, il sostegno, l’assenza di rumori forti.
Tutte queste caratteristiche rendono il dolore del travaglio/parto difficilmente comparabile ad altre esperienze dolorose. Durante il travaglio esso cambierà in frequenza, durata ed intensità; la sua percezione e la risposta individuale ad esso sarà altamente diversificata e soggettiva: alcune donne riescono a gestirlo autonomamente, mentre altre hanno bisogno di ulteriori risorse reperibili dall’ambiente circostante.
Per questo, fin dall’antichità, si sono cercati rimedi per ovviare a tale dolore e la medicina moderna, con l’avvento della tecnologia, durante gli anni ha messo a disposizione varie metodiche analgesiche.
travaglio-epiduraleOggi la più diffusa e conosciuta è l’analgesia epidurale (o peridurale). Vediamola nello specifico.
L’epidurale prevede l’iniezione di un anestetico locale, generalmente in combinazione con analgesici oppioidi, nello spazio che si trova tra il canale vertebrale e la dura madre (una membrana fibrosa che riveste il canale spinale), tramite il posizionamento di un cateterino flessibile.
Questa tecnica viene effettuata sterilmente da un anestesista, mentre la donna manterrà una posizione supina sul fianco sinistro o seduta, con la testa flessa verso il torace, in modo da rendere più identificabile e accessibile la zona interessata (L2-L3 o L3-L4).
Prima di introdurre l’ago, l’anestesista disinfetterà la superficie cutanea ed effettuerà un’iniezione di anestetico locale, per ridurre il bruciore/fastidio.
Dopo aver introdotto l’ago, che servirà da guida, l’anestesista farà scorrere al suo interno il cateterino.
Una volta sfilato l’ago, la parte del cateterino rimasta fuori verrà fissata alla schiena della donna con un cerotto e verrà collegata ad una piccola valvola che servirà alla somministrazione dei farmaci analgesici.
Dopo la somministrazione verrà effettuato un monitoraggio cardiotografico continuo (rileva il battito del bimbo e l’intensità della contrazione) per i trenta minuti successivi e verrà controllata la pressione arteriosa; entrambi i parametri verranno comunque rilevati con regolarità durante tutta la durata dell’analgesia (ogni ospedale ha il suo protocollo assistenziale).
La somministrazione dell’analgesia dovrebbe avvenire a travaglio ben avviato, cioè quando le contrazioni sono regolari e dolorose, il collo dell’utero è assottigliato e dilatato almeno 2-3 cm e la testa del bambino ha iniziato ad incanalarsi.
Come ogni intervento medico, l’analgesia epidurale non è esente da rischi:
Per la mamma
– Ipotensione
– Febbre
– Puntura accidentale della dura madre (si presenta generalmente con cefalea che viene alleviata con posizione supina per 24-48 ore e somministrazione di FANS)
– Lombalgia
– Malposizionamento del catetere (presenza di zona non anestetizzata;  blocco unilaterale, in cui metà del corpo non è anestetizzata; inserzione intravascolare accidentale)
– Lesioni neurologiche maggiori (0,0006%-0,0007%)
Si è visto che i travagli con l’ausilio dell’analgesia epidurale sono associati ad un prolungamento significativo del secondo stadio del parto e a maggiori probabilità di ricorrere ad un parto operativo (con forcipe o ventosa).
Per il bambino
Ad oggi non sono disponibili validi studi che indaghino sulle possibili interferenze dell’epidurale sull’attività neuro-comportamentale del neonato, sia a pochi giorni dal parto, sia a distanza di un tempo più lungo. Si sono riscontrati, però, degli effetti sul bambino conseguenti a quelli prodotti sulla madre:
–          Effetti sull’equilibrio ormonale, specialmente durante il periodo dell’avvio dell’allattamento;
–          Effetti sul battito cardiaco fetale (la posizione supina in travaglio può contribuire in modo significativo), sulla pressione sanguigna e sulla temperatura.
Esistono, d’altro canto, moltissime altre metodiche di contenimento del dolore non farmacologiche, ma che approfondiremo più avanti: posizioni libere della donna, l’acqua, l’aromaterapia, lo shiatsu, lo yoga, l’agopuntura, la moxa, l’ipnosi, T.E.N.S., le visualizzazioni e la musica, il canto e l’uso della voce, i fiori di Bach.
In conclusione, l’esperienza del dolore gioca un ruolo fondamentale nell’evento nascita attivando e guidando la donna sia fisicamente sia mentalmente, ma solo se avviene in un contesto dove la donna si sente protetta, sostenuta e libera di esprimersi. La partoanalgesia è, a tutti gli effetti, un atto medico, perciò il suo utilizzo deve basarsi su una vera scelta informata, sui bisogni e sulle risorse di ogni donna.
Dott.ssa Serena Polenti ostetrica libera professionista
Bibliografia
Salute e nascita, Verena Schmid, Ed. Urra, 2003
Travaglio e parto senza paura, Emanuela Rocca, Ed. Il leone verde, 2013
Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, NICE, 2014
Requisiti E Raccomandazioni Per L’assistenza Perinatale,Società italiana di medicina perinatale,SEE Firenze, 1999
Modalità di gestione del dolore da parto – metodi farmacologici, Quesiti Clinico-Assistenziali – anno 3, n.3, Editore Zadig giugno 2012

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La Valigia del Parto

Ringrazio Silvia Alessandrini Calisti del portale www.mammemarchigiane.it per la raccolta di queste informazioni, che si riferiscono nelle specifico al Reparto Materno dell’Ospedale Salesi di Ancona, ma che in realtà potrebbero essere utili anche per i reparti maternità di Osimo e Jesi. La lana può essere sostituita con il cotone pesante, e ricordiamoci che gli ambienti dei reparti sono sempre molto caldi, dunque non serviranno corredini troppo pesanti, nemmeno per la mamma

CORREDINO PER IL NEONATO

  • n. 3 maglie intime o body (lana / cotone)
  • n. 4 tutine intere o spezzate
  • n. 4 bavaglini
  • n. 3 paia di calzini di lana
  • n. 1 completino per la dimissione
  • n. 1 asciugamano in spugna soffice
  • n. 1 cappellino di lana

N.B. nel periodo invernale si consiglia di portare un’ulteriore copertina oltre a quella fornita in reparto

CONSIGLI UTILI:

per agevolare il lavoro di infermiere e puericultrici del nido che si prenderanno cura dei vostri bambini, si prega di scegliere capi semplici, con bottoni automatici o bottoni con asole ampie ed evitare indumenti con lacci e stringhe. Tutti gli indumenti devono essere scelti in base alla stagione.

A TE MAMMA:

  • assorbenti post partum
  • camicie da notte e/o pigiama con ampie aperture per favorire l’allattamento al seno
  • biancheria intima (anche monouso)
  • accessori da bagno per l’igiene personale (catino)
  • stoviglie, bicchiere/tazza
  • cuscino per allattamento (facoltativo)
  • esami eseguiti durante la gravidanza
  • tessera sanitaria
  • carta d’identità (munirsi di fotocopia)
  • permesso di soggiorno /passaporto

N.B. i documenti di riconoscimento devono essere validi legalmente e quindi accetatti al momento del ricovero, non dovranno essere scaduti bensì aggiornati

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Partorire al Salesi, il racconto di Mamma Romina

Salesi Una mamma racconta… “Il parto: beh fino all’ultimo ho cercato di non pensarci, poi al nono mese è stato inevitabile, ho iniziato ad immaginare come sarebbe stato, a leggere e ad avere paura, sì ad avere proprio paura! A 40 settimane suonate il monitoraggio segnava solamente linee piatte, quindi sono stata ricoverata per l’induzione. Una bella luna nuova illuminava il cielo di Ancona e in quel momento (casualità o influsso della luna) stavano partorendo tutte le donne del posto. Proprio a causa dell’intasamento del Salesi sono stata ricoverata in sala travaglio alle 10 del mattino e dal momento che le sale parto erano tutte occupate ho dovuto aspettare le 18 prima di essere presa in considerazione e nel frattempo da dietro le sottili tendine separa-lettini arrivavano urla e pianti da tre donne che avrebbero partorito prima di me.. esperienza terrificante che non auguro a nessuno. Unica nota positiva di tutta quell’attesa è stata che mi sono partite le contrazioni spontaneamente e mi sono risparmiata l’induzione. La dilatazione è avvenuta piuttosto rapidamente in qualche ora ero già a 6 cm, dolori sopportabili, anche grazie all’epidurale, che ho fatto senza pensarci due volte  (ho sempre creduto che se è possibile soffrire un po’ meno non c’è niente di male).  Diciamo che il travaglio l’ho saputo gestire bene, finalmente nel silenzio della sala travaglio in cui ero rimasta da sola con Adriano, mio marito, e l’ostetrica. L’assunzione del rimedio omeopatico, Apermus, credo abbia contribuito ad agevolare la dilatazione, chissà?!? Verso le 2 di notte mi hanno rotto le acque e da lì a poco mi hanno detto di iniziare con le spinte. Dopo circa un’ora di spinte in varie posizioni ci siamo trasferiti in sala parto. L’ultima ora per me è stata davvero molto dura, spingevo con tutta la mia forza ad ogni contrazione ma la mia Alice non voleva proprio scendere, io spingevo, spingevo ma nulla…allora l’ostetrica mi disse che mi avrebbe fatto aiutare dalla ginecologa, che non c’era tempo da perdere perché la piccola era ormai in sofferenza. L’arrivo della ginecologa non lo scorderò mai, una bionda statuaria, bella e dal volto d’angelo, mi disse di avvertirla quando avrei avuto la prossima contrazione e al mio cenno, si trasformò in un “torturatore”,  estrasse da vicino il mio fianco  una maniglia di acciaio a cui era legata una cinghia di cuoio e spinse con forza sulla mia pancia. Già la vista di quell’attrezzo infernale mi spaventò a morte e il dolore provato mi ha veramente traumatizzata (è stato l’unico momento in cui ho urlato come una pazza, come non l’avevo mai fatto in vita mia). Da lì il rifiuto di collaborare, ero sfinita non riuscivo più a spingere e il solo pensiero di un’altra manovra sulla pancia (che solo dopo seppi che si trattava della manovra di Kristeller) mi terrorizzava, ho iniziato a non dire più quando avevo le contrazioni, poi però non avendo altra possibilità mi sono decisa a collaborare. Un’altra cosa che avrei voluto evitare era l’episiotomia, avevo fatto esercizi per il perineo mesi e mesi, ma in quel momento avrebbero potuto tagliarmi tutta, non mi importava più nulla, volevo solo che la testa di Alice uscisse, così è stato, un bel taglio e la piccola è uscita, con un pianto forte e deciso. Era finita, finalmente, ma lo stordimento, l’emozione, gli ormoni tutto insieme mi hanno creato una sorta di amnesia post parto. L’ultimo ricordo nitido per un paio di giorni è il momento in cui mi hanno messo Alice sul petto che, nata da un minuto, si arrampicava alla ricerca del capezzolo e mi guardava con un occhietto aperto e un occhietto chiuso, questo non lo scorderò mai.” Mamma Romina]]>

Partorire ad Osimo, Mamma Francesca racconta

mammaTommi è nato il 30 Novembre all’ospedale di Osimo. Nei primi mesi di gravidanza mai avrei pensato di trovarmi lì quel giorno. Avevo scelto una ginecologa di Ancona che esercita la libera professione in uno studio in condivisione con una collega, entrambe dottoresse presso il Salesi. Già dalla prima visita,  oltre ai 130 euro di routine,  mi erano state prescritte una serie di analisi ed esami fuori dal protocollo “gestazione  fisiologica” e tutti naturalmente a pagamento. La medicalizzazione della gravidanza era assoluta, con conseguente ansia per ogni nuovo esame. Col senno di poi, non definirei questo approccio SCRUPOLOSO quanto STANDARDIZZATO  per evitare di assumersi qualsiasi responsabilità…visto che  non era assolutamente tarato sulla  mia personale storia e gravidanza,  ma uguale per tutte le “pazienti”. Gli esami eseguiti al Salesi erano frettolosi e poco professionali:  più di una volta capitava che ci fossero specializzandi alle prime armi non in grado di dare spiegazioni esaustive e convincenti.   Tra i vari accertamenti , un risultato della curva glicemica leggermente alterato nel terzo valore, ha messo in moto un meccanismo di ulteriore medicalizzazione. Nonostante io avessi preso un solo chilo in sette mesi, venni etichettata come “ soggetto a rischio diabete gestazionale”: dovevo controllare i valori della glicemia 4 volte al giorno con una specifica macchinetta, andare una volta a settimana in ospedale per fare un punto della situazione e seguire una dieta perché il bambino rischiava di crescere a dismisura, quando contemporaneamente nelle ecografie mi dicevano: ” risulta più piccolo rispetto all’epoca gestazionale”.  La confusione era assoluta.  La tensione e l’eliminazione dei carboidrati mi continuavano a far perdere peso. Di qui la svolta.   Grazie a un ottimo corso pre-parto tenuto al Consultorio di Loreto dall’ostetrica Grazia Pompilio, ho scoperto l’esistenza di un approccio molto più naturale e emozionale alla nascita. Sono venuta a sapere che la struttura di Osimo è “amica del bambino” e io aggiungerei della mamma…perchè mette entrambi nella condizione migliore di instaurare un rapporto forte,  privilegiando il contatto  pelle a pelle immediato e  prolungato, il rooming in e il sostegno assoluto e costante all’allattamento e qualsiasi problematica della neo mamma.   All’ottavo mese di gravidanza la mia scelta coraggiosa: cambiare ginecologo, smettere di seguire la dieta che il mio istinto e i valori della glicemia confermavano essere sbagliata, e avvicinarmi alla nuova struttura. Per scrupolo comunque decisi di effettuare la visita guidata prevista dal consultorio in entrambi gli ospedali, soprattutto perchè parenti ed amici mi continuavano a ripetere che il reparto di neonatologia del Salesi era il numero uno in Italia e che se il bambino aveva bisogno di cure…. ma perchè qualcosa doveva per forza andare storto? Mi ripetevo io…   Il confronto ha confermato le mie impressioni…   il Salesi, sia nel reparto Divisione che Clinica, risulta squallido. Le camere sono piccole, i mariti/compagni non possono rimanere a dormire, le sale travaglio sono prive di spazio per muoversi e divise da una tendina l’una con l’altra (così da sentire le urla della tua vicina di sventure in sottofondo)…e la pulizia non regna sovrana…sommato al fatto che vanta una percentuale di cesarei pari al 50% e che sembra più una fabbrica che sforna bambini con operai frettolosi, invece di assistenti alla maternità..il risultato del ballottaggio sembrava quasi scontato.   La visita all’ospedale di Osimo mi ha subito messo in uno stato d’animo rilassato e confidenziale. Il piano inferiore è squallido…ma salendo verso il reparto ostetricia ti ricevono mobili colorati dell’ikea e foto di bambini sorridenti. Il sorriso regna sovrano anche tra le ostetriche…dal primo monitoraggio all’ultimo tutte avevano tempo e voglia di fare una battuta o offrire una parola di incoraggiamento. Io, nonostante non avessi scelto un ginecologo interno alla struttura, sono stata accolta in maniera impeccabile. Il 26 novembre, due giorni prima dello scadere della quarantesima settimana, mi hanno detto che preferivano ricoverarmi e indurmi il parto perché il liquido amniotico era scarso e la placenta stava invecchiando. Continuo a non essere certa che fosse così necessaria questa forzatura, ma in quel momento, spinta anche dalla preoccupazione di mio marito, ho deciso di accettare il ricovero.   Il 27 alle sette e mezza mi sono presentata con la famigerata valigia…. milioni di volte mi ero immaginata la mia corsa notturna e disperata in auto per raggiungere l’ospedale in preda alle doglie, e invece pagavo con tutta calma l’odiato parchimetro (posti auto inesistenti e nessun privilegio per persone ricoverate). Nonostante avessi la mia cartella con gli esami completi  del Salesi, mi vengono rifatte tutte le analisi compresi test HIV/ Rosolia ed  elettrocardiogramma. Una  equipe di ginecologi mi spiega come intende muoversi: “ Il primo giorno gel…e vediamo cosa succede…vorrei che fosse il più possibile naturale, l’ossitocina è la nostra ultima carta”. Nel frattempo mi viene assegnata la camera, la mia compagna di stanza sarà dimessa la mattina seguente. Io vengo monitorata e coccolata dalle ostetriche. Per mia scelta non faccio sapere a nessun parente ed amico del mio ricovero: ho bisogno di tranquillità e di vivermi questa emozione totalmente con mio marito. Comunque vada,  l’ospedale non vieta visite a nessun orario, tranne che nei momenti di pulizia delle camere. Il gel non funziona, mio marito decide di cenare (non si mangia male) e  dormire con me e la struttura non fa problemi:  si deve accontentare di una sedia perché le stanze sono tutte occupate (al limite è possibile procurarsi una sdraietta, e portarsela)   Il 28 vengo rivisitata…mi sono dilatata di un centimetro e mezzo. I ginecologi  dicono “bene…” e prima di colazione subisco un “piacevole” buongiorno: scollamento delle membrane e altro gel a base di prostaglandine. Niente ancora si muove. La mia compagna di stanza viene dimessa e l’ospedale lascia il posto vuoto. Praticamente io e mio marito abbiamo una stanza tutta per noi. Il 29 Novembre, nuova visita, la dilatazione è di due centimetri. Altro scollamento delle membrane e metodo di tortura leggermente più potente…bendarelle a rilascio lento di prostaglandine da tenere 12 ore. Intanto, le continue sollecitazioni mi creano un forte disagio. Le visite interne diventano dolorosissime. La posizione molto bassa della testa del bambino unita a una probabile allergia alle prostaglandine mi provoca un grande edema vaginale (la zona è gonfia e irritata da una infezione in corso). Intorno alle 13 iniziano le prime doglie. Non riesco a stare in piedi e camminare per il flusso del sangue che mi si concentra nella zona vaginale causando ulteriore gonfiore. Vengo monitorata. Nonostante fossi piegata dai dolori e urinassi ogni 5 minuti al massimo, continuavo a mangiare …probabilmente il mio istinto mi diceva di  procurarmi energie. Alle 20, le doglie si regolarizzano ogni 5 /7 minuti….ma la dilatazione è ancora di 2 centimetri. Un’osterica viene e mi dice che io posso muovermi e andare dove voglio…di sentirmi libera…e di chiamarla quando ne ho necessità.  Vado avanti così fino alle due (sono adue cm e mezzo) quando inizio a invocare l’epidurale. Segue una telefonata alla ginecologa (i ginecologi di notte sono reperibili ma non dormono nella struttura. A seguirti sono esclusivamente un’ostetrica e infermiera). Mi rispondono che la dilatazione è troppo scarsa e che la struttura può chiamare l’anestesista solo a 4 cm (in realtà  di notte non viene  eseguita la partoanalgesia perché l’anestesista non è presente nella struttura e non viene svegliato a meno che non ci si sia messi d’accordo in precedenza e natauralemnte non a costo zero). Mi dicono che per rilassarmi posso andare in vasca. Vengo trasportata nella camera con la cromoterapia, le stelle, la musica. Continuo a sentire Ludovico Einaudi. La vasca è a 37 gradi, mi rilasso…mio marito col doccino continua a versarmi acqua calda addosso, riesco a riposare tra una doglia e l’altra. Le contrazioni restano ogni 5 minuti. Resto in vasca due ore e mezzo, sempre monitorata. Alle 6 avviene il cambio dell’osterica. Io sono senza forze ma la voce di Paola è piena di energia: mi dice di visualizzare un cerchio e una palla, mi fa mettere in posizioni strane….inizio a dilatarmi. Le spinte non durano tantissimo, alle 8 e tre quarti nasce Tommi. E mentre mi mettono i punti per l’episiotomia, ecco il momento in cui mi fa dire che partorire ad osimo è stata la scelta più giusta che potessi fare. Il mio cucciolo, che solo allora scopro essere un maschietto, mi viene messo immediatamente sopra: è pieno di sangue e indossa solo la cuffiettina che mi avevano detto di portare. Il papà taglia il cordone. Il piccolo mi viene lasciato nel contatto pelle a pelle tutto il tempo che voglio io. Nessuna fretta, nessuna pressione. Lui, piano piano segue l’istinto e si attacca al seno. Esco dalla sala parto con le mie gambe, vado in camera, l’osterica col bimbo avvolto in un lenzuolino è dietro di me. Sono nella mia camera dove posso continuare a stringere il mio bimbo nell’intimità solo nostra.  “Quando vuoi che lo prendiamo per vestirlo chiamaci…” E così, le osteriche chiudono la porta e ci lasciano soli: io, mio marito e il bambino. Più tardi il piccolo sarà vestito, visitato dal pediatra  e io avrò tutto l’aiuto necessario per capire come attaccarlo, come ambiarlo e come lavarlo. Dopo la notte più lunga e “travagliata…” della mia vita, resto in ospedale altri 2 giorni, coccolata e controllata da tutti. Il dolore dicono  che si dimentichi,  sicuramente le emozioni  provate  in quella stanza numero 5 dell’ospedale di osimo, NO, MAI. Mamma Francesca]]>

Partorire all'Ospedale Salesi: il racconto di Mamma Debora

1186022_10202015322653447_816653084_n “Mattia ora quasi tre mesi e’ nato dopo una gravidanza un po’ travagliata. Dopo una minaccia di parto pretermine e due mesi di riposo, finalmente a 41 settimane e’ venuto al mondo! Era domenica ed ero andata al salesi per il solito monitoraggio di controllo che risultava essere (come sempre) piatto..però alla visita ginecologica il dottore rilevò una dilatazione di 2 cm e collo appianato e morbido. Stupito mi chiese come mi sentivo ed io dissi solo di aver avuto qualche piccola stupida contrazione. Mi voleva ricoverare ma con una bambina di 30 mesi a casa ho preferito andare via. I monitoraggi dei giorni seguenti furono sempre piatti e così mi fissarono il parto indotto a sabato 29 giugno. Era venerdì 28 giugno ore 01.00 nel letto non riuscivo a prendere sonno perché avvertivo un forte senso di nausea così dopo aver bevuto un bicchiere d acqua fredda mi misi sul divano in salotto cercando di trovare beneficio dall aria che entrava dalla finestra.. Con fatica alle 3 mi addormento.. Alle 5 iniziano le contrazioni..conoscevo bene quel dolore ma non lo ricordavo così intenso ed ogni 15 minuti si facevano sempre più presenti. Alle 5,45 dopo la 4ª contrazione andai a svegliare mio marito che dormiva beato, lui un po’ incredulo (visto il mio primo parto con Travaglio di 20 ore) andò in cucina e tranquillo si mise a fare colazione, finché ad un certo punto le contrazioni erano ogni 5 minuti, sentivo una pressione fortissima verso il basso come se Mattia stesse uscendo da solo senza che io facessi niente. Mio marito andò di corsa a vestirsi con la fetta biscottata di traverso ed io in pigiama appoggiata sul top della cucina respiravo come da manuale accompagnando quel dolore o meglio quelle fortissime spinte. Mi sono spaventata ed anche tanto, avevo paura di farlo nascere a casa e di non fare in tempo ad arrivare in ospedale. Tra una contrazione e l altra riuscii a vestirmi e alle 6,30 partimmo verso l ospedale. Abito a Castelfidardo, quella mattina pioveva fitto e c’erano molti camion sul tragitto e con me che ogni 3 minuti stringevo i denti per il dolore non è stato un viaggio tranquillo..ma proprio per niente. Le mie gambe erano aperte, non riuscivo a fare altrimenti, sentivo Mattia sempre più spingere e non riuscivo a trattenere quelle spinte. Finalmente alle 6,50 arrivammo al salesi, al pronto soccorso l’infermiera all accettazione mi rivolgeva le classiche domande ma io a malapena riuscivo a rispondere così dopo aver capito (al telefono) in quale reparto mandarmi mi spedì dritta in clinica. Alla visita risultavo a dilatazione completa così sulla sedia a rotelle, nuda nella parte inferiore con solo un lenzuolo addosso, mi portarono in sala parto. Erano le 7,20 circa.. Iniziai le spinte, il dolore era lancinante, come se mi stessi aprendo in due, piangevo perché ero spaventata ( sopratutto dalla velocità del tutto) e cercavo con ansia la mia ginecologa che appena attacco’ il turno alle 8 fu chiamata e dopo 3 minuti era li con me, la sua presenza, il suo sostegno ( insieme a quello delle ostetriche bravissime) e delle sue coccole ( insieme a quelle di mio marito) mi hanno permesso di mettere al mondo alle 8,20 Mattia, il mio meraviglioso Mattia di 4,2 kg. Nato lui, spariti tutti i dolori, lo avevo sul petto pelle a pelle e si attaccò subito al seno senza esitare. È stata la sensazione più bella della mia vita che con la prima figlia non avevo provato. La parte più brutta venne dopo.. Un bambino di quel peso difficilmente non provoca “danni”..infatti mi ha provocato lacerazioni interne e sul muscolo perianale, costatemi la bellezza di 15 punti. Ma come si dice solitamente : ” il dolore si dimentica” ed infatti così è stato. Mamma Debora S.]]>