Quanto ci può dire una lingua sulla cultura di un popolo
Quando parliamo di insegnamento di una lingua, non dobbiamo solo pensare all’apprendimento di regole e costruzioni varie, in quanto una persona che possiede uno strumento linguistico, deve anche poterlo contestualizzare e quindi deve considerare la cultura in cui questo strumento viene usato.
Questo perchè lingua e cultura si influenzano reciprocamente. Quando pensiamo ad una lingua, pensiamo ad uno strumento utilizzato da un popolo per rappresentare se stesso e quindi alla base c’è una cultura che fa da supporto a questo strumento. Possiamo anche affermare che non esiste una cultura senza considerare lo strumento linguistico. Esiste quindi un binomio lingua-cultura secondo il quale ci sono forti relazioni che regolano questi due elementi che si influenzano reciprocamente e che sono legati in modo inscindibile per la natura del rapporto stesso.
Nell’apprendimento di una seconda lingua, gli effetti di una seconda cultura sono molto importanti. Perchè la lingua non può essere isolata dalla cultura. Una influenza la si può vedere già nel vocabolario: come sostiene Boas, infatti le parole di una lingua sono adattate all’ambiente dove vengono usate. Gli esempi sono innumerevoli, e vanno dalla distinzione tutta italiana tra il “Ti Amo” e il “Ti voglio bene” che non esiste per nessun’ altra lingua, alle numerose parole per descrivere la pioggia in Inghilterra, al fatto che gli eschimesi hanno decine di vocaboli per dire “ghiaccio” e “neve”, mentre i popoli del deserto nessuno!
In questo modo si capisce come la cultura abbia influenzato la lingua: un preciso fenomeno culturale richiede una specifica varietà linguistica per descriverlo. D’altra parte, lo strumento linguistico influenza la cultura: una specifica varietà di parole serve a descrivere un determinato fenomeno.
Bruner sostiene che apprendere una lingua significa anche apprenderne i modelli culturali. Infatti, per poter interagire ed essere parte integrante di un sistema sociale, un individuo non solo deve avere una buona padronanza linguistica ma anche socio-culturale della cultura di appartenenza.
Titone, ci insegna invece che la lingua è anche e soprattutto l’espressione della struttura profonda del nostro io, quando una persona parla, esprime il suo mondo interiore, la sua coscienza.
Vi siete mai soffermati a riflettere sul significato di cultura? La cultura siamo Noi, è il nostro modo di essere, ma gran parte di essa ci è del tutto sconosciuta… non ci rendiamo conto di quanto influenzi il nostro comportamento, le nostre scelte, le nostre azioni.
Bruner sostiene che la cultura si interiorizza nell’uomo sotto forma di regole mentali che svolgono un ruolo di guida nell’interazione uomo-ambiente e che sono seguite e condivise dai membri di una determinata società.
La cultura plasma la nostra mente e inconsapevolmente il nostro modo di comportarci. Il nostro modo di agire e di pensare è influenzato dalla cultura che “viviamo” e che assimiliamo già dai primi anni di vita.
Non dimentichiamoci però che la cultura è anche in continua evoluzione, soprattutto nella società contemporanea in cui persone da tutto il mondo si ritrovano a vivere nello stesso territorio.
L’acquisizione di una seconda cultura, può avvenire a livelli diversi a seconda delle esigenze che ci avvicinano ad essa, ma è importante sottolineare che si avranno esiti diversi di apprendimento a seconda dell’impatto lingua/cultura (shock culturale). Se lo studente ha un atteggiamento positivo verso la seconda lingua che sta imparando, e nell’essere parte del gruppo che parla questa lingua, allora questa affettività può servire come motivazione.
“Perchè le lingue bisogna…… impararle, conoscerle, evolversi con loro!
Dott.ssa Mascia Calcich
Interprete e Traduttrice
cell. 392/4913325
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