Empatia e riconoscimento nel bambino

Bisogna guardare negli occhi i bambini.
Non fissarli, ma seguirli con morbidezza e abbracciarli con “lo sguardo del cuore”.
Uno sviluppo sano richiede,  per i cuccioli d’uomo, la presenza di un riconoscimento attento e amorevole.

Far mancare uno sguardo paziente a un bambino significa abbandonarlo a emozioni e vissuti difficili da contenere, riconoscere e infine esprimere. Lo sguardo che ama non è quello che controlla, che si impone per poter giudicare; è quello, piuttosto, che sa trasmettere al bambino fiducia, il senso di essere insieme in maniera sintonica valorizzando anche la differenza.

L’empatia – intesa come capacità di immedesimarsi nei bisogni e nei vissuti altrui – e il riconoscimento, sono ingredienti fondamentali per accompagnare una vita alla sua piena fioritura, per consolidare un legame affettivo che dia libertà invece di toglierla.
Troppo spesso, infatti, siamo presi da impegni, doverismi, preoccupazioni e problemi pratici che non ci danno la possibilità di esserci per i bambini con calma e spirito di presenza (una presenza che non è solo fisica).
Ecco perché, mamme e papà, sono chiamati a coltivare uno sguardo consapevole, un’attenzione morbida e accogliente che permetta al bambino di sentirsi custodito in uno spazio sacro di ascolto, comprensione e valorizzazione. Questo processo è possibile se gli adulti recuperano il piacere di fermarsi, di stare in contatto con se stessi e con i propri figli. La fretta e la distrazione, così dominanti nell’epoca digitale, sono nemiche giurate dell’arte di educare. I bambini, la cui personalità è in via di sviluppo, necessitano di un clima affettivo sicuro, capace di conciliare stimoli e tranquillità, curiosità e riferimenti stabili. Il diritto di essere riconosciuti all’interno di una relazione accogliente e amorevole è la base indispensabile per maturare un’identità sana ed entrare a far parte della comunità umana. Qui tocchiamo un nervo scoperto nella vita di molti: siamo talmente presi dagli impegni e da un’ansia che ci proietta sempre in avanti verso le cose da fare, che dimentichiamo di “fare attenzione” al nostro modo di comunicare. Gli adulti, se perdono la propria centratura e la capacità di amarsi soddisfacendo i propri bisogni, finiscono per trasmettere ai figli tensioni, preoccupazioni e aspettative che rendono più complesso il percorso di crescita.

La relazione tra genitori e figli, benefici e criticità

La relazione tra genitori e figli registra, che ci piaccia o meno, tutte le insoddisfazioni e le condizioni di stress che rendono pesante l’aria in famiglia.
Accorgersene, per le mamme e i papà, significa correre ai ripari conservando forza, sicurezza, positività e autonomia (nonostante questo non significhi affatto negare le fragilità e i passaggi delicati della vita).
In mancanza di un adattamento creativo alle crisi, il rischio è che il bambino venga invaso dagli stati d’animo dei genitori e finisca persino per ritenere di dover essere lui a consolare, proteggere e rassicurare gli adulti. Tale dinamica, nel linguaggio psicologico, è denominata “inversione di ruolo”.
Per evitare questa deriva è fondamentale che i genitori conservino fiducia nella vita, non si chiudano sulle difensive né si colpevolizzino, bensì accettino di riconoscere cosa va cambiato al fine di rafforzare l’alleanza educativa con i bambini e stabilire una comunicazione empatica e consapevole.

genitori e figliASPIC Scuola Superiore Europea di Counseling Sede di Ancona
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