Ad Osimo una scuola dell'infanzia libertaria e montessoriana. Il perchè di questa scelta di Mamma Margherita

La nuova scuola libertaria raccontata da una mamma
“Ad Osimo sta nascendo un esperimento unico in Italia: una scuola dell’infanzia libertaria e montessoriana, che si chiama Serendipità. La gestazione di questo progetto, che ci ha coinvolto molto sul piano pratico e moltissimo sul piano emotivo è stata lunga e piena di imprevisti. In questa scuola genitori e bambini sono coinvolti in prima persona in ogni scelta: fin da febbraio abbiamo fatto riunioni con gli altri genitori e soprattutto con Emily e Veronica, le educatrici, ideatrici e anime del progetto. Le peripezie che ci hanno portato fin qui sono state tante: addirittura a maggio tutto è stato stravolto da problemi di finanziamento e sembrava che non si facesse più niente. Giorni febbrili a cercare una nuova location, giorni di dubbi (“ce lo mandiamo, ma sì, ma no, ci piace ma è troppo incasinato, ma ci si troverebbe bene, però c’è bisogno di regole, sarà sicuro? E i pericoli?”), giorni di discussioni con nonni poco propensi alle novità, notti di incubi o di pensieri entusiastici. La perseveranza e l’entusiasmo di Emily e Veronica ci hanno infine traghettato verso una casetta in campagna che 2 mesi fa sembrava un magazzino e che invece adesso è un bellissimo asilo. Lo spirito è stato quello della collaborazione, del riciclo, del riuso. Tutto autogestito e autofinanziato, senza chiedere prestiti alle banche. Durante l’estate qualcuno ha piantato una tenda nel giardino della casetta e si è speso anima e corpo per ristrutturare casa, giardino e campo. Genitori, insegnanti, parenti, simpatizzanti, tutti sono stati coinvolti nell’ideazione, nella preparazione, nella costruzione di un sogno. I bambini staranno moltissimo all’aperto, ci saranno gli animali e l’orto, ci sarà da correre nel campo e sporcarsi col fango, ci sarà da cucinare tutti insieme e da apparecchiare, ci saranno musica e storie da ascoltare. Ci sarà da decidere che giochi fare, da scegliere se e cosa imparare. Ci saranno frutta e cibi biologici. Ci saranno tempi lenti, silenzi, riposo. Non ci saranno premi o punizioni, né obiettivi da rincorrere, né fretta. Quindici bambini dai 3 ai 6 anni staranno tutti insieme, e ognuno potrà dire la sua. Si respira una bella atmosfera con le altre famiglie: noi ci sentiamo molto coinvolti. Nanetto sembra contento di andare: lo abbiamo portato spesso agli incontri, in modo da farlo familiarizzare con l’ambiente e le persone. E in effetti l’inserimento, se così vogliamo chiamarlo, è andato benissimo: Nanetto ha preso il suo cappello e la sua borsetta e si è buttato praticamente subito a giocare. Mi sembra che le premesse siano veramente ottime.”
Per saperne di più su Serendipità e sulle scuole libertarie: http://lilliput-osimo.blogspot.it/2013/09/serendipita.html http://www.anconatoday.it/cronaca/progetto-serendipita-intervista-emily-mignanelli-ancona-2013.html http://snacksofmarketing.wordpress.com/tag/scuola-libertaria/ http://it.wikipedia.org/wiki/Summerhill_School


Sull’asimmetria educatrice-bambino non c’è dubbio, la questione del voto riguarda solo le assemblee durante le quali si discute di piccole cose che i bambini sono capaci di argomentare e sostenere verbalmente. Si tratta di un piccolo allenamento alla democraticità, alla capacità di ascolto di se stessi e degli altri, a capire che la propria libertà si ferma dove inizia quella del compagno e che allora occorre negoziare e dialogare. Le questioni più importanti vengono gestite nell’assemblea dei genitori e delle educatrici o nei gruppi di lavoro interni, ad esempio in quello pedagogico. Per quanto riguarda il confronto con le altre scuole al momento possiamo solo riportare le esperienze che ci sono state raccontate da altri genitori che hanno mandato i loro figli in scuole di questo tipo e di insegnanti che ci lavorano da più di 10 anni. Loro raccontano di bambini molto consapevoli dei propri limiti e capacità, socialmente competenti, con numerosi strumenti per affrontare la complessità del mondo. Raccontano di bambini con un’ottima autostima ma capaci di gestire bene situazioni di frustrazione . La domanda che ho in mente è invece un’altra, speculare alla precedente: sarà la scuola pronta ad accogliere questi bambini?
E’ uno dei nostri interrogativi. Alla ricerca di possibili strade da percorrere abbiamo innanzitutto intrapreso la via del dialogo con le istituzioni locali, ci siamo già incontrate con i dirigenti degli istituti comprensivi della nostra zona, spiegato loro il progetto e chiesto di poter organizzare un incontro con le insegnanti interessate a capire meglio il nostro percorso, dato che potrebbero essere le future insegnanti dei bambini che ora frequentano la nostra scuola. La domanda che tu poni è sicuramente quella che più crea dubbi nelle famiglie, fortemente collegata ad un senso di ansia, di difficoltà decisionale per la vita dei nostri figli e di assunzione di responsabilità per il percorso educativo. La nostra vuole essere una possibilità educativa in più, non vogliamo metterci in opposizione alle scuole statali, per questo cerchiamo un confronto e siamo in dialogo anche con le università per un lavoro di monitoraggio in corso . Termino con un altro quesito: sarà la scuola (libertaria, statale, o di qualsiasi altro tipo) in grado di permettere ai bambini di relazionarsi con il mondo una volta terminati gli studi? Sarà capace di farli ragionare con la loro testa? Di non attribuire la causa della propria infelicità a terzi ma di renderli capaci di ascoltarsi e di prendere con coraggio in mano la propria vita consapevoli delle proprie potenzialità?
Una nuova e lodevole iniziativa di due ragazze che si mettono in gioco, ma con alcuni punti che mi lasciano un pò perplessa, soprattutto sulla dicitura “montessoriano”. Maria Montessori ha indicato un metodo di educazione in cui i bambini venivano lasciati liberi di sperimentare,ma dove erano anche guidati nella loro conoscenza, niente veniva lasciato completamente libero. Anche negli asili e nelle scuole più “classiche” spesso ho visto scene veramente tristi, di bambini lasciati soli a giocare senza nessuno che legga una favola, che faccia scrivere il proprio nome, che spieghi le stagioni o altre nozioni basilari, e quando ci sono difficoltà le maestre o fanno finta di niente oppure parlano per “esperienza”. Da educatrice e pedagogista, ho come la sensazione che oltre ad una svogliatezza del corpo docente, le parole “regola” e “rispetto dei no” stiano diventando come dei tabù e molte mamme fanno veramente fatica ad accettarle. Se non ci sono le regole i bambini non capiranno mai come si vive veramente. Siamo circondati da regole e viviamo in una comunità che, fortunatamente, ce le impone: regola non significa punire, ma dovrebbe essere intesa come sinonimo di un “no che aiuta a crescere”, aiutando anche il bambino ad affrontare i naturali scontri che la vita gli propone, dall’attenersi ad un certo orario, al comportarsi adeguatamente in una comunità come il gruppo classe, a semplicemente accettare un divieto che i genitori gli suggeriscono. Il bambino quindi sarà libero di scegliere, di giocare ma saprà come comportarsi e come non soffrire di fronte alle difficoltà che naturalmente in futuro incontrerà nella sua vita.
Grazie Cecilia per il tuo commento
Ciao Cecilia, premetto che anche il pensare a proprio modo fa parte delle libertà che probabilmente vengono perseguite in questo progetto, premetto che altri dopo di me, più titolati, risponderanno in maniera più completa e sicuramente corretta, ma voglio lasciarti comunque il mio pensiero.
Intanto non andiamo subito a cercare etichette o connotazioni date dai nomi citati, libertario e montessoriano, significa che ci si ispira a certi principi, ma poi bisogna vedere chi li mette in pratica e come lo fa, possiamo paragonare 10 scuole montessoriane e trovare mille differenze, e probabilmente solo una sarà simile (e non uguale) a quello che la Montessori pensava dovesse essere una scuola.
In questo caso credo che si voglia intendere alla parte di pensiero che riguarda la fiducia nelle competenze del bambino, nella libertà che i bambini dovrebbero avere di decidere del loro tempo, e delle attività a cui interessarsi, della non imposizione delle cose, ma della possibilità che viene loro data di valutare cosa fare e scegliere a proprio gusto, sempre confrontandosi con il gruppo, sempre rispettando l’idea di tutti.
Per quanto riguarda le regole non ti parlo della loro esperienza che non conosco ma della libertà in senso ampio, non c’è libertà se chiunque crede che può “fare quello che vuole”, è un pensiero diffuso e molto banale pensare che una scuola liberataria sia una scuola senza regole, la mia libertà è tale se so che la libertà altrui si fermerà nel momento in cui mi limita, nessuno in una scuola libertaria si sogna di non mettere questo in pratica, anche perché se pensiamo alle vere regole di base che abbiamo nelle nostre società moderne, non alle mille pagine di politichese inutile, sono tutte regole dettate dal buon senso e condivise da ogni popolazione civile (anche non “civilizzata” come la intendiamo noi) e sono frutto del rispetto della libertà di ogni essere vivente di vivere.
Questi bambini non cresceranno delinquenti, ma probabilmente saranno persone che si faranno più domande e che non accetteranno un no come risposta, vorranno capire il perché di quel no.
Prendo spunto da una tua frase, credo che in una scuola sana i bambini dovrebbero chiedere con curiosità cosa sta succedendo al tempo fuori della finestra, sapendo di ottenere una risposta il più possibile soddisfacente, piuttosto che essere abituati a ricevere informazioni non richieste e in mancanza di queste abbandonarsi a un gioco, concordo con te quindi sulla tristezza di certi posti che hai visitato, ma non ne concordo la motivazione, non ricercherei nei principi citati nel nome ma nel modo in cui gli insegnanti li applicano.
p.s. scrivere di cose simili, proponendo visioni differenti delle cose è molto complesso, si perde la possibilità di capire il tono e lo spirito con cui si fanno certi commenti, per farti capire io sono tranquillamente seduto al tavolo con un sorriso sul volto, immaginando di dialogare di argomenti interessanti con una persona incontrata al bar. Magari un giorno troveranno il modo di trasmettere anche questo via internet… :-)
Cecilia, temo che tu abbia frainteso il termine “libertario” con il concetto di “assenza di regole”. Questi bambini vengono educati ad essere liberi, e “libertà”, secondo molte definizioni, non è “fare quello che ci pare”, ma “avere opportunità/possibilità di scelta”. I bambini di Serendipità non sono lasciati a sé stessi, ma al contrario sono seguiti e osservati continuamente dalle educatrici, molto più di quello che avviene nelle scuole comuni, anche perché qui c’è un rapporto adulto/bambino molto più favorevole di quello delle altre scuole. Le educatrici, in puro spirito montessoriano, offrono strumenti di apprendimento e i bambini possono scegliere se utilizzarli o meno. Le giornate sono scandite dalle routine, e anche i giorni della settimana hanno una programmazione. I bambini disegnano, dipingono, giocano con sabbia, farina, fango, cucinano, puliscono il pavimento, apparecchiano, sparecchiano, cuciono, scrivono, affettano le verdure, raccolgono la frutta, seminano piante, osservano gli animali, ascoltano decine e decine di favole, vanno in biblioteca… insomma, un’infinità di attività. Tutto questo però non è una gabbia per i bambini o per le educatrici, non c’è un programma da seguire a tutti i costi, senza rispetto delle individualità o delle risorse/specificità/difficoltà del singolo, tutto è adattato ai ritmi dei bambini e della natura, che è una delle protagoniste delle attività. Qui la natura, le stagioni, il tempo che passa si vivono, non si raccontano solamente. L’assemblea quotidiana è il momento decisionale fondamentale: qui i bambini, tutti, parlano, si confrontano, scelgono quali attività svolgere, si mettono d’accordo. Ognuno può proporre, ogni voto ha lo stesso peso, sia quello del bambino di 3 anni, sia quello dell’educatrice. Ognuno può proporre, nessuno può imporre. I bambini sono educati a vivere sulla propria pelle le conseguenze di ciò che scelgono di fare o non fare, senza premi o punizioni: così imparare diventa un piacere in sé, e lo si fa non per ottenere una gratificazione esterna (il premio) o per il timore di avere una punizione, ma per il piacere intrinseco di farlo. I bambini così acquistano spirito critico, autonomia, sviluppano la socialità, la mediazione, la democrazia. Mi sembra che tutto questo sia molto in linea anche con il pensiero di Maria Montessori, l’autrice di un meraviglioso libro che si intitola proprio “Educare alla libertà”. Perchè essere montessoriani non significa solo avere il mobilio di un certo tipo, o gli strumenti montessoriani, ma significa avere un pensiero, un’attitudine, un’attenzione speciali, che in questa scuola ci sono sicuramente.
Io non sono un’educatrice, sono una mamma. Forse Emily e Veronica sapranno raccontarti meglio Serendipità. Io ti invito anche a leggere gli splendidi racconti/diario che hanno scritto qua: http://lilliput-osimo.blogspot.it/ Ciao!
Salve a tutti, piacere Cecilia. Innanzitutto grazie Margherita, dopo il tuo commento aggiungere altro mi sembra superfluo. Una mamma che parla con una consapevolezza da educatrice esperta mi sembra un punto degno di profonda riflessione e un importante segnale di quella che è la nostra scuola. Ringrazio Roberto per le sue precisazioni sul concetto di libertà. Il dibattito su questo tema è tuttora aperto e ricco di opinioni differenti e diverse sfumature, ma tutte prive della presunzione di esser giunti a verità universali. Credo che ci siano diversi fraintendimenti attorno a questo approccio educativo e un incontro reale sarebbe sicuramente più proficuo di uno scambio virtuale. Da parte nostra ci impegniamo ad organizzare un incontro per confrontarci sull’educazione libertaria, al contempo chiediamo gentilmente a chiunque non sappia come funzioni la nostra scuola di contattarci per ricevere maggiori informazioni per poter poi scegliere cosa pensarne. Grazie a tutti dell’attenzione
Ringrazio per le risposte avute dopo il mio commento. In quanto educatrice e pedagogista, come vi dicevo il mio percorso di studi e di applicazione professionale mi ha portata a conoscere molto bene il metodo montessoriano e le opere da lei scritte. Proprio per questo posso confermare che viene promosso un metodo basato sulla libertà intesa come la possibilità di esprimere se stessi, con strumentazioni adeguate ma nel rispetto dell’autorità professionale dell’educatrice. Io non volevo criticare le attività che propongono nella struttura descritta perfettamente da Margherita, ma ci tengo a precisare che il mio commento, e non critica, è riferito a come spesso si utilizzano parole che confondono. Posso dire che non sono d’accordo sull’uguaglianza tra bambino e educatrice perchè la disparità è necessaria ed è spiegata in ogni manuale educativo in circolazione, proprio perchè, come all’interno di ogni famiglia, è necessario che il bambino capisca che ci sono due figure (i genitori) che hanno un pò più “potere” decisionale rispetto a lui. Una domanda che mi viene naturale porvi è: come pensate che possano relazionarsi i bambini quando andranno a scuola? Li si dovranno confrontare in una realtà decisamente diversa, riusciranno a vivere tutto evitando la crisi e l’incubo della scuola piena di giudizi,senza essercisi avvicinati gradualmente anche grazie alla “normale” scuola materna? Vi ringrazio per il confronto!
Visto che stiamo facendo questa chiacchierata al bar (anzi al parco, visto che sono con due signore), continuo a esporvi la mia opinione.
Credo che oggi consideriamo normale che il voto della maestra valga di più perché lei rappresenta l’autorità, mentre mi piace pensare che i bambini di serendipità arrivino a riconsiderare la propria opinione in seguito al pensiero della maestra perché la considerano una fonte autorevole, questa è la sottile differenza fra libertà e imposizione.
Per quanto riguarda la scuola elementare effettivamente si potrebbero trovare di fronte a un approccio completamente diverso da quello che hanno vissuto fino a quel momento, sia a scuole, e immagino, anche a casa.
Non per questo dobbiamo pensare di DOVER accettare passivamente questo approccio e per farlo meglio digerire ai nostri figli cominciare anni prima a farglielo vivere, mi auguro che in una scuola normale dove si danno voti e si fanno attività programmate, si lasci comunque spazio alla curiosità dei bambini, e soprattutto che i metodi di rafforzo positivo e negativo si fermino ai voti, non ha altro genere di derisioni o esposizioni per i bambini.
In questo caso il genitore che non vuole dare importanza a certi valori in cui non crede può a casa fare un lavoro di “ripulitura” di quanto accade a scuola, investendo sugli interessi del figlio, valutando il suo grado di partecipazione e ignorando i voti fini a se stessi; Probabilmente anche senza aver mandato un figlio in una scuola come questa un genitore con una mentalità di un certo tipo si sarebbe trovato a fare le stesse cose.
Sull’asimmetria educatrice-bambino non c’è dubbio, la questione del voto riguarda solo le assemblee durante le quali si discute di piccole cose che i bambini sono capaci di argomentare e sostenere verbalmente. Si tratta di un piccolo allenamento alla democraticità, alla capacità di ascolto di se stessi e degli altri, a capire che la propria libertà si ferma dove inizia quella del compagno e che allora occorre negoziare e dialogare. Le questioni più importanti vengono gestite nell’assemblea dei genitori e delle educatrici o nei gruppi di lavoro interni, ad esempio in quello pedagogico. Per quanto riguarda il confronto con le altre scuole al momento possiamo solo riportare le esperienze che ci sono state raccontate da altri genitori che hanno mandato i loro figli in scuole di questo tipo e di insegnanti che ci lavorano da più di 10 anni. Loro raccontano di bambini molto consapevoli dei propri limiti e capacità, socialmente competenti, con numerosi strumenti per affrontare la complessità del mondo. Raccontano di bambini con un’ottima autostima ma capaci di gestire bene situazioni di frustrazione . La domanda che ho in mente è invece un’altra, speculare alla precedente: sarà la scuola pronta ad accogliere questi bambini?
E’ uno dei nostri interrogativi. Alla ricerca di possibili strade da percorrere abbiamo innanzitutto intrapreso la via del dialogo con le istituzioni locali, ci siamo già incontrate con i dirigenti degli istituti comprensivi della nostra zona, spiegato loro il progetto e chiesto di poter organizzare un incontro con le insegnanti interessate a capire meglio il nostro percorso, dato che potrebbero essere le future insegnanti dei bambini che ora frequentano la nostra scuola. La domanda che tu poni è sicuramente quella che più crea dubbi nelle famiglie, fortemente collegata ad un senso di ansia, di difficoltà decisionale per la vita dei nostri figli e di assunzione di responsabilità per il percorso educativo. La nostra vuole essere una possibilità educativa in più, non vogliamo metterci in opposizione alle scuole statali, per questo cerchiamo un confronto e siamo in dialogo anche con le università per un lavoro di monitoraggio in corso . Termino con un altro quesito: sarà la scuola (libertaria, statale, o di qualsiasi altro tipo) in grado di permettere ai bambini di relazionarsi con il mondo una volta terminati gli studi? Sarà capace di farli ragionare con la loro testa? Di non attribuire la causa della propria infelicità a terzi ma di renderli capaci di ascoltarsi e di prendere con coraggio in mano la propria vita consapevoli delle proprie potenzialità?