Il bulletto dove lo metto? Piccoli cuccioli…crescono

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Il bullismo è un fenomeno complesso che ci coinvolge da vicino e che sta occupando sempre più spazio nella quotidianità.

Chi è il bullo?Un leader negativo che approfitta dell’omertà della massa per prevaricare sui deboli.
Un ragazzo o una ragazza che cerca la propria affermazione nella sofferenza dell’altro, nutre la sua inesistente autostima con la vessazione del prossimo e che non ha conosciuto, fin dall’inizio, un linguaggio fatto di contenimento, ascolto, accettazione di sé e dell’altro, comunicazione emozionale.
Esiste solo in età adolescenziale?No, è un meccanismo che può essere presente anche in età infantile e che ovviamente, con il procedere degli anni, peggiora.
La vittima di bullismo può essere qualunque soggetto, di solito più debole ed insicuro, magari timido e riservato; nutre sentimenti di dolore ed angoscia, la persecuzione che subisce può essere atroce e spesso lo allontana dal gruppo dei coetanei.
Fin da piccoli il meccanismo può instaurarsi, ecco perchè è fondamentale essere più che mai presenti ed attivi ascoltatori della vita dei nostri figli.
Manifestazioni psicosomatiche, paura di andare a scuola, emozioni rabbiose che nostro/a figlio/a non controlla, scatti d’ira, ansia fino alle più evidenti manifestazioni fisiche come tagli o graffi o vestiti sgualciti devono destare allarme in noi genitori.
La strategia migliore è ovviamente quella che unisce il lavoro della famiglia a quello della scuola, sono fondamentali la comunicazione e il confronto.
La terapia familiare può essere di aiuto e sostegno fondamentale verso i genitori che si trovano ad affrontare un così delicato passaggio della vita dei propri figli.
Ma il bullismo ha assunto anche altri aspetti, non è più soltanto quello fisico ma, ahimè, è diventato anche cyberbullismo e sexting (invio elettronico, in primo luogo da telefoni cellulari, di messaggi o foto sessualmente esplicite).
Nel mio lavoro ho sempre più spesso occasione di farmi venire i brividi ascoltando storie di molestie più o meno esplicite che i ragazzini subiscono on line.
Capisco che non possiamo privare i nostri figli del contesto sociale e storico in cui vivono ma sono una sostenitrice del giusto mezzo e dell’occhio del genitore amorevole sempre attento e ben aperto sulla vita del figlio.
Vuole a tutti i costi il profilo facebook a 15 anni?Mi può andare bene ma navighiamo insieme on line, magari la sera, magari parlando dei suoi amici e scoprendo con lui/lei tante cose che neanche potevamo immaginare del suo mondo.
A volte può capitare di incontrare genitori che non conoscono i nomi degli amici dei figli, o non conoscono i nomi dei compagni di classe, non sanno neppure che cosa piace ai figli o meno.
Questo non deve succedere mai, dobbiamo noi per primi evitare che vadano a rifugiarsi altrove, noi genitori dobbiamo sempre essere la loro base sicura, quella a cui possono confidare sentimenti e ansie e gioie senza sentirsi giudicati o derisi.
No all’ironia (i bambini non capiscono l’ironia!!), no al rimandare i momenti di dialogo, sì alla comunicazione emotiva, libera e serena!

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