I nostri ragazzi, i nostri figli, sono esposti sempre più precocemente a informazioni riguardanti il sesso e a confrontarsi con la sessualità.

Da dove arrivano questi stimoli, dove reperiscono tali informazioni? Se in passato per lo più era il gruppo di coetanei la maggiore fonte di riferimento, oggi, nell’era digitale, molti contenuti arrivano proprio da internet e dai vari media con tutto ciò che ne consegue. I ragazzi sono così esposti a una quantità di informazioni sempre più ampia e sempre meno adatta alla loro età. Questo fornisce loro una percezione di conoscenza e “competenza”, che è completamente incongrua rispetto alla vera consapevolezza emotiva ed affettiva che essi possiedono rispetto alla sessualità e alla affettività.

Perché ricercano così tanto conferme dietro uno schermo ed una tastiera?
Curiosità sì, voglia di esplorare sì, e fin qui sarebbe in linea con i bisogni di crescita, ai quali però si aggiungono insicurezza, senso di inadeguatezza, paura, paura soprattutto di parlarne in famiglia. Perché se è vero che la fonte più adatta sarebbero, e sono, gli adulti ed in primis i genitori, è altrettanto vero che gli stessi adulti sembrano relazionarsi allo stesso modo con la tematica della sessualità.

Come parlare di sessualità ai nostri figli

Non è semplice parlare di sessualità ai nostri ragazzi e non dobbiamo sentirci in colpa se fatichiamo ad affrontare l’argomento, è normale. Nasce da un retaggio che noi stessi ci portiamo dietro dalla nostra infanzia, dalla relazione con i nostri genitori, cresciuti in un’epoca in cui sesso e sessualità erano argomenti tabù e impronunciabili. E anche oggi, per quanto dei passi siano stati fatti, il tabù persiste. Per cui, via il giudizio e vediamo come poter affrontare l’argomento nel modo più sereno possibile. Per voi questi consigli per parlare di sessualità ai vostro figli.

1° Consiglio Prepara il Terreno

Il bambino imita ciò che fa l’adulto, è una delle prime forme di apprendimento, per questo metabolizza, fa proprie determinate abitudini della famiglia. Le radica nel profondo, facendole diventare sicure. Più un argomento entra a far parte della nostra “normalità”, meno questo si vestirà di ombre: se ne può parlare, si può chiedere.

Sono argomenti che potremmo vivere con disagio. Va bene, via il giudizio, stiamo sempre con quello che c’è. Una cosa molto importante  è riconoscere le proprie sensazioni e le proprie emozioni con molta sincerità,  regalo meraviglioso per noi e per i nostri figli.  Poi però, è bene andare oltre, perché è responsabilità di noi adulti rimboccarci le maniche e guidare i nostri ragazzi in questo mare così insidioso. Perché i silenzi ed i vuoti, in ogni caso vanno colmati e lo si fa con ciò che si trova più facilmente fruibile e comprensibile anche se non adatto o dannoso.

2° Consiglio L’importanza del Nome

Chi si ricorda del temibile “Innominato” de “I Promessi Sposi”? Nessuno sa il vero nome e, chi lo sa, si guarda bene dal pronunciarlo. Ciò non ha fatto altro che creare un’aurea mistica intorno a questo personaggio, una sorta di timore reverenziale. Ognuno di noi ha provato sicuramente ad immaginarlo, difficilmente è riuscito a dargli un volto. Questo non perché nessuno lo abbia visto, ma perché nessuno ha il coraggio di pronunciarne il Nome.

Si sottovaluta il potere del Nome con troppa facilità. Dare un Nome, equivale a RICONOSCERE, dargli un’identità e, in un certo senso, una dignità. Ciò che conosco posso affrontarlo e gestirlo. Altrimenti sono totalmente disarmato, perché non so cosa aspettarmi!

E’ molto importante che fin da bambini si nominino chiaramente tutte le parti del corpo. Questo le rende reali, le rende “normali”, le definisce. Le riconosco, mi riconosco, hanno un’identità, ho un’identità.

3° Consiglio Conoscersi, riconoscersi, rispettarsi e conoscere, riconoscere e rispettare

Se è importante dare un nome, non può essere da meno conoscere ciò che quel nome veste. Conoscere il proprio corpo in tutta la sua interezza, le sensazioni legate ad esso, “come funziona”, è molto importante per la presa di consapevolezza dei bambini prima e dei ragazzi poi. Il Riconoscere la propria Identità, che diventa Unicità e quindi Diversità, è alla base del Rispetto per se stesso e dell’altro. Il Conoscersi passa sempre attraverso tutti i livelli, quello fisico, emotivo e sensoriale. Il Riconoscere le emozioni legate al corpo, qualsiasi parte. Se mi schiaccio un dito provo dolore sul piano fisico che si traduce in una sensazione di smarrimento/stordimento e in seguito a ciò posso provare rabbia o tristezza. Questo genera un Ricordo, un’esperienza..  apprendo che schiacciando il dito mi faccio male, con tutte le conseguenze.

E’ bene riconoscere l’emozione e legata ad un comportamento/avvenimento, questo mi protegge, permette di conoscermi, conoscere i miei confini, riconoscermi. Parliamo apertamente con i nostri figli, senza paura di mostrare le nostre emozioni. E’ la chiave per far si che anche loro ascoltino le proprie e quelle dell’altro, che le rispettino, si rispettino e rispettino l’altro. Ciò che sento conta, ha valore, così come ha valore ciò che sente l’altro.

4° Consiglio Il tempo non ha dimensione

La dimensione del tempo, così come lo conosciamo, è un concetto razionale, necessario per scandire i ritmi del quotidiano. Ma esiste un altro Tempo, un Tempo più vero, più intimo, profondo, un Tempo che non segue regole e schemi fissi, ma solo i propri ritmi.

I preadolescenti collegano così sempre più la sessualità al soddisfacimento di un piacere momentaneo, a uno “status simbol” nelle relazioni con i coetanei, scollegandola da mente e cuore.

Il nostro primo compito da genitori e adulti è proprio quello di aiutarli a riappropriarsi del rispetto del proprio corpo e di quello altrui, che la sessualità è molto più di un incontro tra corpi, è un incontro meraviglioso perché coinvolge menti, cuori e anime e che per questo va vissuto un passo alla volta, proteggendolo, proteggendosi e scegliendo con cura il momento nel quale ci si sente pronti e la persona giusta (mentre ora purtroppo sembra esserci una corsa a chi raggiunge prima questa “tappa”).

5° Chiedi Aiuto

Non è semplice è vero, in un’era nella quale ci sono ancora molti stereotipi di genere, relazioni sempre più virtuali, una frenesia e complessità nel quotidiano che pone distanze e rende difficile il dialogo, ma si può fare e si deve fare. Come? Iniziando a parlare di affettività da piccini, anche e soprattutto nelle scuole (fin dall’infanzia), non evadere dalle domande, ritingere di colori ed emozioni positive la sessualità e l’affettività.

Lo si può fare insieme e metterci in gioco per primi noi adulti. Farlo si può, se ce ne diamo l’opportunità, se abbassiamo le difese e ci confrontiamo tutti insieme (genitori, professionisti, insegnanti,…). Solo così ci accorgeremo che come in una stanza buia, se accendiamo la luce (grazie al confronto) quello che prima ci spaventava prende una forma nuova, lo si vede  per ciò che è e lo si trasmette con serenità ai figli, ai ragazzi.

Tutto parte sempre da noi, dalle nostre consapevolezze, dal dialogo, e dal farsi aiutare quando siamo in difficoltà a farlo. Se vogliamo che lo sappiano fare i nostri ragazzi, sicuramente prima dobbiamo darcene la possibilità noi.

Pantarei AnconaArticolo a cura della Dott.ssa Psicologa e Psicoterapeuta Arianna Buchi  e Dott.ssa Annarita Coppola

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