La Teoria dell'Attaccamento, come crescere adulti equilibrati e sereni

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La Teoria dell'Attaccamento, come crescere adulti equilibrati e sereni

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C’è una teoria che spiega l’organizzazione della personalità mettendola in relazione con il legame che si instaura tra bambino e chi si prende cura di lui: è la teoria dell’attaccamento.
L’ha formulata l’inglese  John Bowlby, uno tra i più grandi psicologi e psicoanalisti del ventesimo secolo.
Il legame d’attaccamento è la tendenza del bambino a cercare la vicinanza (a stare attaccato) a chi si prende cura di lui; l’attaccamento varia d’intensità e si modella attraverso meccanismi di feed-back.
Bowlby parlava di legame tra madre e bambino; oggi studi più recenti dimostrano che anche i papà ed altre figure (altri familiari, educatori, insegnanti) sono rilevanti.
Secondo Bowlby, l’attaccamento si sviluppa attraverso alcune fasi e si mantiene stabile dai tre anni.
Ogni  adulto, nelle relazioni, tende a riproporre quei modelli che ha interiorizzati nell’infanzia, soprattutto nel rapporto di coppia.
Si tratta di una teoria psicologica, ma è importante parlarne anche in un articolo di pedagogia, per aiutare a prevenire “errori” nei rapporti con i propri figli. Non è questa la sede per discutere se i modelli d’attaccamento infantili possano essere trasformati o modificati (discussione che lasciamo agli psicologi), ma va comunque sottolineato che il primi legami d’attaccamento “segnano” l’evoluzione di ogni persona.
 

Il comportamento di chi si prende cura del bambino è determinante per la “qualità” dell’attaccamento.

Se l’adulto è sensibile e cooperativo, se reagisce in modo coerente ed empatico alle richieste del figlio, quest’ultimo lo considererà una “base sicura” da cui allontanarsi, per esplorare l’ambiente e a cui tornare, quando è stanco o ha paura, convinto che sarà capito, consolato, accettato. Il bambino è sicuro di essere amato ed autonomo (nei limiti dell’età). Ci sono ottime probabilità che diventi un adulto equilibrato e sereno.
Se l’adulto è spesso arrabbiato, se tende a controllare il bambino fino a diventare intrusivo, se è poco propenso ai contatti fisici, il figlio appare precocemente autonomo ed indipendente; tende ad esplorare l’ambiente ed ad evitare i contatti corporei; impara a dipendere il meno possibile dalle figure di attaccamento per assistenza e sostegno. Si parla, in casi così, di attaccamento ansioso evitante.
Se l’adulto è sensibile in maniera intermittente, se è imprevedibile nelle sue risposte, il bambino è sempre all’erta e rifiuta la separazione. Esprime la sua sofferenza per l’incapacità di capire o influenzare l’ambiente. Questo viene chiamato attaccamento ambivalente resistente.
Infine, se l’adulto oltre a dare accudimento incute paura, il bambino sviluppa un attaccamento disorientato-disorganizzato, in base al quale ricerca la vicinanza, ma contemporaneamente la rifiuta.
 

Ed allora come deve essere chi si prende cura del bambino?

Non contano età, istruzione, ceto sociale, ma conta la disponibilità costante ad uno scambio emotivo con il piccolo. Vari studi hanno sottolineato l’importanza che l’adulto ritorni in qualche modo alla propria infanzia, per comprendere le modalità della propria crescita, per riflettere sui fattori che l’hanno caratterizzata e per arrivare a “perdonare” i propri genitori.
pedagogista-anconaDott.ssa Maria Rita Tartaglini Pedagogista
Lo studio privato è in via Bartolo da Sassoferrato, 4/c, Ancona.
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