Come aiutare il bambino a gestire le emozioni: gioia, paura e rabbia – Pedagogista M.Tartaglini

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Diamo voce alle emozioni (seconda parte)

La gioia

Quando il bambino è più grandicello e sa parlare, non è più sufficiente condividere e verbalizzare: occorrono anche complicità ed approvazione.
Se il bambino vede la mamma felice quando lui è felice, sentirà che la vita è bella ed il mondo è un posto dove si sta bene.

La paura

La paura non è un’emozione sempre negativa, perché può proteggere dai pericoli.
Ma non è detto che i bambini abbiano paure “comprensibili” o razionali. Inoltre, le paure cambiano, perché cambiano le situazioni vissute nella realtà e nella mente. È sempre bene stare loro accanto, riconoscendo e rispettando le loro paure senza spingerli mai dove non vogliono arrivare. E mai canzonarli, davanti a qualcosa che non si sentono pronti ad affrontare.
Di fronte alla paura dei mostri, del lupo cattivo, della strega malefica, diamo al bambino una bacchetta magica, una spada laser o insegniamogli una “formula magica”. Oppure facciamo disegnare il mostro.

La rabbia

Dai tre anni in poi, la rabbia non appare più così immotivata, come in precedenza. Può manifestarsi per un rifiuto, per un’incomprensione o per stanchezza. Per cercare di prevenirla, è importante:

 Evitare la fretta: i bambini sono lenti. Perciò predisporre risveglio, uscite, attività varie con anticipo, in modo da avere un po’ di tempo “da perdere”.
 Promuovere l’indipendenza: i bambini devono essere lasciati liberi di sbagliare.
 Incoraggiare a migliorarsi: al contrario della critica, ciò non offenderà, ma accrescerà la stima di sé.
 Promuovere compromessi: un “no” può essere sostituito da una controproposta, una scelta tra due opzioni, una negoziazione.
 Giocare a “se lo avessi, che cosa ne faresti”: se, davanti ad un gioco al supermercato, il bambino comincia con “lo voglio!”: 1) riconoscere il desiderio, dicendo qualcosa come: “Bello! Ti piacerebbe averlo, vero?” 2) proseguire con la condivisione: ”Anche a me piacerebbe, mi sono sempre piaciuti i giochi di questo tipo!”; 3) spostare il desiderio nel mondo della fantasia: “Se fosse vero, che cosa faresti con lui?”; 4) se tutto fila liscio, rilanciare con una proposta alternativa: “dopo, a casa, lo disegniamo” (oppure inventiamo una fiaba con lui protagonista, o altro ancora); 4 bis) se insiste e non è solo un capriccio da due secondi, allora si può decidere di acquistarlo, magari non subito, ma delegando a babbo Natale, al compleanno o ad un’altra occasione speciale, come premio per essersi comportato bene, ecc.
 Se si è stanchi o arrabbiati per altri motivi, conviene dirlo: i bambini capiscono quando possono essere loro a prendersi cura di noi, anche solo stando buoni per cinque minuti.

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pedagogista-anconaDott.ssa Maria Rita Tartaglini
Lo studio privato è in via Bartolo da Sassoferrato, 4/c, Ancona.
Per info e appuntamenti: cell 3270003058; o scrivere a tartaglini.mariarita@outlook.it

 

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